domenica 2 marzo 2014

Cronaca surreale di una giornata (circa) reale

Sono le sei e trenta e suona la sveglia.
Suona la sveglia e sono già sveglia.



"Surrealismo" 

Sono le otto.
Sono le otto e arriva la Vedova travestita da vedova. 
La Vedova arriva in auto con il suo figliolo, l'Orfanello. Orfano di padre morto ma che in realtà pare sia fuggito fingendosi morto. Il suo cadavere non fu mai trovato. 
La Vedova lo porta sempre con sé, prigioniero di una cornice, per illudersi di averlo comunque incastrato per sempre.
Salgono sull'auto, ovviamente nera, la Tata Candida e la Bambina perduta. 
Le due donne, mature ma mai maturate, hanno rughe da cuscino che, neppure se esistesse già la Staedler, potrebbero essere cancellate. 
Lo sconforto le avvolge.
A Sant'Agostino decidono di fermarsi in una locanda, sperando nel miracolo di un caffè. Entrano sfidando gli sguardi curiosi degli autoctoni. (L'Orfanello si vergogna per quelle due anime senza pudore.)
La caffeina entra in circolo ma il miracolo non avviene.
Ripartono.
Ridendo.

Oggi la strada è meravigliosa. La luce è meravigliosa. Il sole ci è amico.
(Speriamo anche i fotografi.)


Alle ore che non si ricordano raggiungono un Lido. Davanti a loro, una sbuffante e polverosa corriera carica di persone o personaggi. Gente curiosa. 
I due mezzi si fermano dinanzi ad una spiaggia deserta. E la discesa ha inizio. 
Pare una corriera magica. Con centomila posti. 
Scendono le persone e i personaggi e non finiscono mai. 
Insieme a loro, buffi soggetti vestiti con abiti futuristi. Appeso al collo, un aggeggio che assomiglia vagamente alla macchina fotografica del loro amico Fotografo. Che siano fotografi pure loro?




Come attratti da un richiamo di sirena tutti i personaggi si dirigono verso il mare. La spiaggia pare non finire mai (quando giungi in riva, ai Lidi Ferraresi, è opportuno che non ti venga mai una necessità urgente di tornare indietro). 
Camminano leggeri sulla sabbia, accompagnati da palloncini, ombrellini e antiche gabbiette abitate da immobili uccelli. 
La Vedova e la Tata Candida proseguono a fianco della colorata Prostituta e parlano fitto. Pare vogliano carpirne i consigli segreti. Un Prete ronza nei paraggi, forse desideroso di redimerle o di rubare loro una piccante confessione mentre il giovane Chierichetto alza gli occhi al cielo.
Davanti a loro, la Diva, acceca la folla con il rosso del suo abito e con la lunghezza, surreale, del suo bocchino. Indossa occhiali enormi, scuri, per coprire la malanotte e per non accecarsi da sé.
Ogni tanto si ferma. Riposa e sbuffa bianco fumo.



Gli strumenti dei Musici allietano la loro migrazione verso il mare. 
Un sole complice della benevola follia, promette luce fino alla fine del giorno e stormi di gabbiani giocano a planare su un calmo mare di Febbraio che, ancora senza trucco, li accoglie con il più nudo e sincero "Buongiorno!".




Il mare non appare, il mare è.
Lo puoi fotografare ma non lo puoi catturare. Un Pittore con la sua tavolozza lo guarda estasiato ma, privo di tempera non lo può immortalare. Fantasioso e ricco di tempra, si avvicina ad una giovane violinista per intingere il suo pennello in quell'essere colorato.




Ed è proprio in riva al mare che un esercito di soldati stanchi si unisce al gruppo. Il loro Generale è un bambino. 

Privati di ogni senso e consenso possono finalmente abbandonarsi al dolce nulla della loro voglia di pace. Le Donne soldato ammirano la volpe al collo di una Dama e pudicamente sentono il desiderio di spogliarsi delle loro divise e liberare le piccole bambine nascoste da troppo tempo dentro di loro.


Il giovane Generale vede l'Orfanello e la Bambina perduta, che ormai non sono più soli, volare sulla spiaggia rincorrendo palloncini. Giocano con resti di un naufragio (o nubifragio) e disegnano forme fantastiche sulla sabbia. 
Il Generale bambino, arruolato per errore o mercenario per necessità, abbandona la sua posizione di comando per lasciarsi catturare dalla voglia di giocare. L'Orfanello gli parla come solo due veri uomini sanno parlare tra loro. E lo convince a disertare.




Ma ecco che da lontano giunge una musica nota, familiare. Un motivo che puoi amare o odiare.
Una marcia nuziale.
Una bianca e giovane Sposa a braccetto con uno scuro e attempato Sposo sono pronti a pronunciare una sillaba sibillina.
Tutti i teatranti, i "magicanti" e i futuristi sono invitati ad assistere alle nozze.
Una torta di candido cartone sigillerà l'unione. Giuseppe Verdi sarà il testimone.
Il Sindaco farà loro da Cicerone in questa pittoresca città, ormai di frontiera, chiamata Matrimonio, ricca di intricate vie nelle quali è facile perdersi.



Ma le feste in un mondo surreale non finiscono mai. La piccola principessa oggi compie cinque anni e la nobile Dama madre (che ha anche un neonato che passa i suoi giorni in una carrozzina rasoterra e non piange mai) le organizza una festa danzante.
"Si spengano le candeline, 
si canti il motivetto, 
si aprano le danze!!!"
Danzano coppie surreali (e male assortite) al suono dei musici. 
Un valzer senza senso, senza tempo, in silenzio. 
Un giovane Cameriere passa tra gli invitati con calici di assenzio. 
I bambini sorridono al colorito Burattinaio e ridono alle smorfie di due Pagliacci malandrini.



La festa sta scemando. Gli invitati se ne vanno. 
Un Giornalista e una Ragazza con la gabbietta (giovane e surreale animalista) continuano a danzare allontanandosi morbidamente. 
Lievemente. 
Danzando.



Stoooop!
Grida l'uomo col megafono. Si mangia.
Per trenta minuti tutto torna all'anno 2014.
Nel gnocco farcito e nella Coca-Cola, di surrealismo, se ne trova poco.
La fame, si sa, è un fatto molto reale.
Una Suora in Rayban si fa lucertola tentata dal primo sole che incontra per strada.
La chiamano "pausa pranzo".


Pomeriggio.

Di nuovo un richiamo. Di nuovo musica. Un circo è arrivato alla spiaggia.
Pagliacci e Musici ci invitano allo spettacolo.
Un Domatore tenta l'impresa ardua di ammaestrare una Domatrice.
Una coloratissima Pagliaccia distribuisce caramelle al gusto di sorriso e tenerezza.



Ma un Fellini assorto, in lontananza, non sente aria di festa. Solo vento di ricordi. Osserva senza vederlo un orizzonte che assomiglia tanto al suo. 
Pensa a Gelsomina e alla sua strada. A quello che che è stato e che non tornerà.




La sposa già badante e le sue dame, nel frattempo, stendono panni al sole.
Sole.
Parlano tra loro di bucato e baci.
Un'amica che viene dal futuro ha detto loro che il postino suona sempre due volte. Ma in questo tempo andato, suona due volte soltanto il campanello della bicicletta. Consegna lettere che arrivano da lontano, da luoghi di guerra. Consegna lettere scritte da mani sporche di carbone.




A poche centinaia di metri di sabbia si consuma un picnic, un amore, un dolore. 
Una Dama bianca e il suo Dottore innamorato, nascosti tra ricci e rovi, abbandonano per sempre la speranza di un bacio alla luce del sole e salutano un mare amico che li ha fatti incontrare. 
Coppie ormai scoppiate ballano annoiate sulle note di Buonasera Dottore.

Due ballerine recitano in riva al mare, una danza di pace e di guerra. L'amore senza speranze e senza fine tra il bianco e il nero.




La sera.

La sera annuncia lieve che sta per arrivare.
Un Carabiniere in attesa di prendere servizio la accoglie, sperando anticipi una nottata tranquilla e scacciando, senza successo, il pensiero senza senso di una Dama colorata, che ha incrociato il suo sguardo millenni fa, in una notte di luna piena. 



Imbruna. La Violinista dai capelli che assomigliano ai miracoli accarezza il suo violino e il nostro udito con note antiche e suadenti.
Un trombettista jazz suona la sua serenata alla sua Musa Musicista e la sua preghiera al cielo.
Lo prega di perdonare gli uomini che hanno smarrito un segreto:
il senso profondo della fantasia.




La Suora è perduta.
Amen.
her.etico


Grazie a tutti i personaggi sopracitati.
Grazie a questa esperienza surreale (che diverrà una mostra fotografica reale).
Grazie a tutti i fotografi:
Roberto Gatti
Giulio Pola
Raffaella Pola
Pasquale Sistenti
Antonella Rinaldi
Cristiano Barbi
Emilio Carnevale
Giancarlo Calzati
Enrico Calzati
Ruggero Risi
Davide Bergamini
Nino Modena
Gianni Berengo Gardin
Mosè Franchi
Luciano Bovina









mercoledì 26 febbraio 2014

La talpa

"Cercavo il mare.
Ho mangiato sassi.
Ho scavato con le mani terreno freddo e duro e terreno caldo e morbido.
Ho sporcato le mie unghie con terra profumata e con sterco.
Ho rovinato i miei occhi per vedere fino in fondo. Volevo imparare a guardare nel buio.
Ho trovato qualcosa. 

Ma a che serve scavare?
Arrivare al tesoro e poi scoprirsi a guardare altrove, 
e risalire?

Hai creato un tunnel perfetto,
levigando pareti. Hai lasciato tracce indelebili.
Credevi di poterlo ripercorrere,
credevi di aver imparato perfettamente la strada. 
Ma a che serve?
Una volta risalito togli la scala e la nascondi.
A che serve? 
Se la paura del vuoto tornerà a confonderti e rimarrai immobile sull'orlo del tuo scavo a guardare uno scrigno,
chiuso, 
ricoprirsi di polvere e terra.
Ricoprirsi di tempo."

her.etico







Mi sono seduta sul libro di filosofia di mio figlio, abbandonato sul divano. L'ho sfilato e l'ho sfogliato.
Quando mi sfiora la Grecia Antica penso sempre:
"Capperi, ma quanto erano già avanti questi!"
Ho immaginato l'umanità, nei millenni, e ho visto una talpa.
Che è spinta a scavare, che cerca, che a volte vede, che a volte trova, ma poi non riesce a ricordare o a trasmettere quello che ha visto, ciò che ha trovato.
E la Storia si ripete.
Si ripetono storie all'infinito. Storie pubbliche e storie private.
Credo abbiano ragione quelli che dicono che si impara davvero solo vivendo.
E forse non si impara davvero mai. O non abbastanza.
E siamo obbligati a provare, e a tratti a sbagliare, per capire. A ripetere.
E lo possiamo in qualche modo comunicare, riportare, testimoniare.
Ma non possiamo insegnarlo a nessuno.

Vado a ripetermi la lezione mai letta e mai studiata di oggi. Nel sonno.
Che Zeus mi protegga.
Kalinychta.

her.etico



















venerdì 21 febbraio 2014

Il collezionista di ricordi






Una notte di GiugnoLuglioAgostoSettembre, arrivò in un paese un cantastorie di vere storie.
Era un paese un po' piccolo e un po' grande, le cui case erano cassetti chiusi un po' piccoli e un po' grandi, abitati da persone un po' piccole e un po' grandi.
Nessuno sapeva che fosse un cantastorie venuto dal passato e tutti pensarono che fosse arrivato un esaltato. 
Parlava.
Parlava alle persone un po' piccole e un po' grandi allo stesso modo. Un modo un po' semplice e un po' difficile.

"Uscite dai vostri cassetti e andate fuori.  
Sempre a piangere e rimpiangere, 
ma siete voi che state chiusi nei cassetti o i vostri desideri? 
Quelli sono liberi e vagano nell'aria come tanti palloncini, 
pronti a farsi acchiappare.
Uscite dalle vostre stanze e scrivete sui muri e sulle strade. 
Camminate. Parlate. 
Seguite i palloncini.
La vita si riempirà di ricordi da collezionare 
e la potrete allungare."

L'esaltato vagava per i quartieri con un megafono che assomigliava ad una enorme cornetta del telefono e ripeteva questa ramanzina. Suonando i campanelli di tutti i cassetti.
Era vestito di giallo e di blu dalla nascita, per la "sempre voglia" di sole del padre e per la "sempre voglia" di mare della madre.
Era un collezionista di ricordi.
Qualcuno lo temeva.
Qualcuno rideva.
Nessuno lo ignorava. Non si poteva.

Le sue parole ripetute non trovarono porte aperte ma entrarono dalla porta di servizio nei pensieri della gente. Che si interrogò da sola alla lavagna.

Qualcuno guardò il cielo e non vide nulla.
A qualcuno l'illusione fece vedere alberi e palloncini.
Alcuni uscirono dai cassetti.

Molti tra i pochi si resero conto che, semplicemente, avevano sbagliato sogno. Era un sogno impossibile che non avrebbe donato loro ricordi.
Lo cancellarono per ricominciare daccapo.

Molti tra i molti non si resero conto che seguivano i sogni di altri. I sogni inventati e impacchettati per loro dagli gnomi dell'oro, fatti apposta per essere sognati. E non ricominciarono mai. 

Uno solo prese tutti i suoi pensieri, tutti i suoi libri, tutte le sue immagini, tutte le sue convinzioni e tutte le sue perplessità e mise tutto in un grande baule. 
Lo chiuse a chiave 
e baciò la chiave 
prima di gettare la chiave.

Prese una piccola valigia contenente:
un diario,
una penna,
una macchina fotografica,
una voglia di vedere,
una voglia di sentire,
una voglia di capire,
un coraggio,
un sorriso,
una musica,
un sacco pieno di baci,
dodici parole che non lo avevano deluso mai,
un biglietto per Nonsodove.
E divenne un collezionista di ricordi.


Buon ascolto.
her.etico






#ricordi

martedì 21 gennaio 2014

Il cammino dell'acqua


Pioveva.
Ho trovato per terra un'agenda.
Bagnata.
Sulle pagine non c'erano i giorni,
c'erano gli anni.
365 lunghissimi anni raccolti in pochissimo posto.
Che strano...
Ho letto le note. Bagnate.
L'inchiostro piangeva.
Ogni pagina portava la stessa,
brevissima,
frase:
"Lo faccio domani."


                                          foto di Roberto Gatti

Il cammino dell'acqua

Sono acqua,
sono libera e cammino.
Cammino dove posso e non riesco a fermarmi.
Mi puoi indicare una via, 
costruendo deviazioni o arginando situazioni. 
Ma io non mi fermo. Cammino. 
Raggiro gli ostacoli e non ho pregiudizi. Vado dove trovo libertà. 

Seguivo un percorso, 
ora l'ho perso, 
ora mi sento persa. 
Ho perso la strada.  
Ho perso il mio letto, il mio corso, il mio senso.

Vago, vago per le campagne;
incontro luoghi, 
case, 
animali.
Persone. 
Confuse, spaventate, dubbiose, incerte. 
Sgomente.
Come me. 
Che non so dove andare.
Che mi sento anche in colpa. Non volevo, 
non sapevo. 
Non potevo fermarmi.

In fondo ci assomigliamo.
Non ci possono contenere in argini troppo stretti o maltenuti. 
Non ci possono fermare quando vogliamo camminare.

Scompaio, affondo e riaffioro dove posso. Come te.
Come i pensieri che contieni che trovano il modo di tracimare.
E tutto questo scorrere perenne è solamente eternità. 
Indomabile senso di eternità.









domenica 5 gennaio 2014

La strega del mare



La strega del mare non vive proprio nel mare. Anzi, diciamo che non vive.
Muore.
Muore ogni giorno per le sue pene d'amore.
Il suo amore non è proprio amore, è fame. Fame famelica di belva senza limiti.
Senza remore. Senza cuore.
Mangia.
Mangia con avidità energie, cuori, tempo, sorrisi ed anime e, come uno stomaco ammalato di Taenia solium, non è mai sazia.
La sua ingordigia è proverbiale; ai bambini della spiaggia viene detto di non mangiare troppo cioccolato perché potrebbero diventarne schiavi, come la strega del mare è schiava dell'umana energia.
Lei ruba.
Ruba ciò che non si può comprare.

La strega del mare ha un paiolo che contiene sei servitori. Ogni mattina all'alba lo rovescia e li libera con la condizionale. Il loro unico obiettivo è il furto.
Viene insegnato loro che la vittima perfetta è pura, che non vuol dire buona e brava, vuol dire semplicemente che trasmette energia pura.
I baldanzosi servitori girano per il mondo alla ricerca di vittime , ma essendo spesso maldestri e sprovveduti, mettono nella rete di tutto un po'. E fanno pure grossi danni e grandi guai.

C'è, ad esempio, il ladro di cuori, detto anche "rubacuori" (nomignolo che gli è stato donato da una celebre dama del terzo millennio). Il rubacuori è un servitore attivo, ma non brilla per intelligenza; diciamo che sfrutta qualche bel ricordo di gioventù che però ormai non funziona più.
Riesce a rubare cuori fragili, ma che poco offrono all'insaziabile strega del mare.
Rubacuori non ha ancora capito che deve mettersi al passo con i tempi, con l'evoluzione della specie. Combina grossi guai ma, grazie al cielo, fa oramai pochi danni.
Suo compare malandrino è il ladro di Eros, soprannominato Erosse. Un povero illuso.
Ruba ciò che di più naturale la strega del mare vorrebbe tanto avere. Ruba ciò che, se trasferito, diventa grottesca commedia. Fatica a riportare il bottino in stato ancora fragrante e pure a trovarne di originale. Si dice che, ogni tanto, esausto, tenti qualche visualizzazione su You Porn, con risultati devastanti.

Ma veniamo ora a presentarvi i più dannosi tra i servitori della strega.
Attenzione.
Concentrazione.

Il ladro di energia è pericolosissimo. Ed ha il dono dell'ubiquità.
Si traveste in ogni modo e segue la moda.
Immensamente scaltro, si insinua in maniera sibillina nella vita delle vittime, ne controlla dapprima la potenza per poi, lentamente, impossessarsene. Agisce senza tempo, assorbe, lascia spazio per la ricarica e poi torna all'attacco. A volte può agire indisturbato per anni.
Ruba.
Ruba energia positiva per la strega del mare.
Per contrastarlo c'è solo un modo:
costringetevi ad utilizzare la vostra energia creando arte.
In questo modo potrete condividerla senza farvela rubare e la potrete rigenerare creando quel circolo magico che è di perenne andata e ritorno: da voi stessi - per il mondo - per voi stessi.

Il servo antagonista del ladro di energia è il ladro del tempo. I due sono in competizione da anni.
Il tempo, per la strega del mare, è un elemento preziosissimo; lo ha visto scappare via mille e mille volte.
Non potrebbe morire ogni giorno senza il tempo. Lo vuole. Sempre.
Il ladro ruba per lei.
Ruba il vostro tempo per lei.
Il suo è un ruolo facile: tutto il tempo che voi perdete, che fate cadere dalle vostre tasche bucate, viene raccolto dalle immense mani di questo mariuolo. Senza grandi sforzi si riempie le sacche di tempo prezioso e per questo è, in assoluto, il preferito della strega che, ogni anno, gli dona un premio di produzione non meritato per merito ma per follia dei tempi. (La strega non sa quanto sia facilitato il compito del suo servo dagli esseri umani.)
Terribile rendersi complici del ladro del tempo. Il tempo, tra tutto il malloppo, è l'unico tesoro irrecuperabile.

Siamo giunti al termine. Dal paiolo esce lui.
Il più pericoloso di tutti è il ladro di anime, perché è un bello senz'anima.
E' l'amante della strega del mare e in lui vagano senza meta mille e mille anime differenti che condivide con lei. Sono alla perenne ricerca di nuovo, di stimoli per l'anima che non c'è, di morbido, di giovane linfa.
Rubano e bevono.
Succhiano.
E ridono. Ridono con i sorrisi altrui.
(Ridono perché dalla loro unione è nato il piccolo ladro di sorrisi. Canaglia.)
Il danno è spesso irreparabile. Eppure basterebbe poco per risanarlo: il ladro di anime, abile ed adorabile truffaldino, dovrebbe avere l'accortezza, una volta prosciugata la refurtiva, di restituire almeno l'involucro al proprietario; come fanno gli dei.
In caso contrario, il proprietario, se è ancora sano, farà di tutto per andarselo a riprendere. Potete starne certi. Le anime di un certo tipo sono assai preziose e si rigenerano sempre.
Questo fa impazzire la strega del mare, lei che nulla riesce a rigenerare poiché nulla di veramente suo possiede.
Lei che è costretta a rubare perchè non ha mai imparato a creare.

p.s.
Ultimo fondamentale avvertimento:
Ho scritto in principio che la strega del mare non vive proprio nel mare. Muore.
Muore ogni giorno.
Dove?
Ovunque.
Nascosta nelle braccia, nelle gambe, nelle teste, nelle pance, nei seni, nelle orecchie, nelle bocche, negli occhi.
Può nascondersi anche dentro di voi.
E nuotare,
nuotare,
nuotare,
nuotare,
nel profondo
del vostro
inquieto
mare.

her.etico

mercoledì 4 dicembre 2013

La reprimenda



"Ogni favola è un gioco

se ti fermi a giocare

dopo un poco lasciala andare

non la puoi ritrovare 

in nessuna città

perché è vera soltanto a metà!"

E.B.




Ho dodici anni, compiuti da poco. Mi hanno regalato una bicicletta rossa.
(Ero così felice...)

Ho ricevuto una reprimenda.

Sono un ragazzino mortificato da una reprimenda.
Un bambino che si sente stupido e manchevole senza capire neppure il perché.
Al quale dicono di aver sbagliato, senza spiegargli un percome.
Forse ha sbagliato nel credere alle favole o a mostrare troppo entusiasmo per un gioco.
Forse ha preteso troppo; i ragazzini non si accontentano mai.
Forse non ha frenato al momento giusto.

Ma la bicicletta era rossa,
e nuova,
e luccicante,
e ho preso velocità e...
...sono scivolato.
Nessuno si è fatto male,
non io,
non la bicicletta.
Sono scivolato,
ma sono già in piedi e...
...e non lo faccio più.

Spiegatemi a chi ho fatto tanto male se secondo voi ho fatto del male.
Forse ho fatto male alle vostre paure?
Oppure vi ho solamente offerto un'occasione per rovesciare un cesto di rabbia che tenevate in equilibrio sulla testa. Un cesto invisibile ai miei occhi.

La reprimenda è un articolo da divisa,
da cattedra,
da precettore.
La reprimenda ti lascia senza parole,
senza possibilità di difesa,
lo dice la parola stessa:
ti reprime.
A volte agisce volontariamente sulle tue parti pure. Supponendole impure.
A volte colpisce come una spranga postulando giudizi ed accuse. O quelle che i grandi chiamano colpe.

Reprimende: Abusi di coscienza.

Mi ha colpito alle gambe.
Ho pensato ad ogni volta che una reprimenda arriva alle gambe,
piegandole in due,
ma l'orgoglio,
in un attimo infinito,
le raddrizza.
Rimangono apparentemente dritte, con le ginocchia tremanti.

Non le piego, fanno male ma non le piego. Nessuno avrà mai la soddisfazione di vedermi in ginocchio. Nessuno vedrà mai il mio sguardo ferito. Il mio cuore spezzato. 
E il mio sangue amaro rimarrà dentro di me a ricordarmi chi sono, a rammentarmi chi ero.

Ora io so che la reprimenda allontana. Non è un semplice rimprovero.
Sono rimasto immobile e muto dinanzi al precettore mentre il mio pensiero era già lontanissimo.
Fuggiva. Che nessuno può tenerti in gabbia senza darti da mangiare.

Nessuna gelata reprimenda ti potrà mai salvare o migliorare.

Sorriderai per dignità,
guardando oltre,
indossando la tua prima maschera,
camminando seminerai scie di silenziosa amarezza sulla strada,
anelando barzellette di buffoni che ti possano lenire la ferita.

Ora ho compreso.
Ho compreso un ragazzino mortificato da una reprimenda.
Un bambino deluso. Al quale hanno rubato la credenza. E chiedo scusa.
Non è grazie ad essa che crescerò.
Mi chiuderò.
Diventerò un riccio.

Sentivo che sarei diventato riccio.
Da qualche tempo lo sapevo.







sabato 16 novembre 2013

Lettera dei sogni belli


Voi l'avete mai vista una bambina giocare da sola? Io no.
Silenziosa crea ogni sera un mondo nuovo. Si circonda di oggetti che nella sua immaginazione prendono forme diverse. Di amici immaginari che prendono vita.
Il suo è un gioco completo, che non ha bisogno di istruzioni per l'uso.
Se la osservate con attenzione, potete vedere che non gioca da sola. Gioca con tutto quello che trasforma e riesce ad animare.
Fino a crollare addormentata, circondata dal suo
piccolo,
grande,
mondo
fantastico.




Questa sera ti guardo dormire.
Mi appoggio qui, in fondo al tuo letto, rannicchiata, e mi partono i pensieri.
Penso a tutto quello che ti ho detto e a quello che non ti ho ancora detto e che vorrei dirti.
Ogni cosa a suo tempo; si dice così.
Non è facile però suddividere in un arco temporale le parole da dire. E ho paura di scordarle, per mancanza di ore o per distrazione. Non sappiamo come saranno i nostri anni a venire. Probabilmente non riuscirò più a dedicarti tanto tempo come è stato negli ultimi mesi.
E allora sai cosa faccio?
Le scrivo queste parole. Nero su bianco.
Le fisso in modo da poterle sempre ritrovare. Mi faccio un breve appunto su ogni argomento che dovremo affrontare.
Nel futuro.

Il primo consiglio che vorrei fissare mi riguarda:
Un giorno, non so ancora quando, ti dirò di non mettermi mai prima di te stessa. Per nessun motivo. Fai la tua vita e le tue scelte senza mai preoccuparti di poter nuocere al nostro rapporto. O di potermi deludere.
Io non ho nulla a che fare con il TUO futuro. Sono il tuo presente ora perché devo occuparmi di te e sarò sempre presente ogni volta che avrai bisogno di me, ma spero di avere ancora voglia di fare un sacco di cose nel MIO futuro, e di non chiederti mai di riempirmelo con la TUA vita.

Presto invece ti dirò di curare l'amicizia, perché a dispetto di tutto il resto, se hai la fortuna che ho avuto io, è davvero un tesoro. Gli amici su cui potrai contare veramente saranno pochi, ma ti accompagneranno nell'arco della vita. Vivrai con loro i momenti più liberi e spensierati della tua esistenza. Condividerai con loro le gioie e i dolori, senza patti, senza contratti, senza obblighi e finzioni. Solo per il piacere o il bisogno di farlo.

Studia tutto quello che puoi. Leggi tutto quello che puoi. Osserva tutto quello che puoi.
Ma tieni sempre presente che quella è la vita di altri. Non la tua.
Quindi prova.
Vai.
Fai.
Senza paura ma con attenzione.
Fidati senza fidarti.
Fai passare ogni informazione dai tuoi pensieri prima di credere.
Vivi con le persone. Sii presente.
Parla e ascolta.
E ridi.
Ridi più che puoi.
E balla.
Canta.
Suona.
Fatica.
Sogna.
Bacia.
Ama.

Sarà difficile imparare ad amare senza mai svendere il tuo amore.
Senza mai perderti di vista. Ci vuole tempo, esperienza, deviazioni.
Devia.
Ma ama con tanta te senza perdere te; che vuol dire semplicemente ama con spontaneità e sincerità.
Non importa quanto, se poco o tanto.
Ama con le tue regole irregolari, senza strategie.
Cerca di cogliere tutto il bene dall'energia che lo scambio alimenta e la forza che questo ti offre.
Con questa forza cresci.
Non sembra, ma è un metodo infallibile per crescere.
E quando non ami più o non sei più amata, accettalo come hai accettato l'amore. Che l'amore non vale per quanto dura ma per quello che è.

Quando ti senti in gabbia vola.
E se cadi, piangi.
Sarai più ricca e più grande.
Forse ammaccata ma più grande.

Spero che tu possa essere sempre sincera. E che tu possa imparare ad ascoltarti, per comprenderti.
Spero che tu non debba mai fingere,
mai,
per nessun motivo,
di essere altro da te.
Anche nella sofferenza.
Anche se per sopravvivenza.
Spero che tu non debba farlo mai.

Spero tu possa fare un lavoro che ami. Che tu possa essere indipendente.
Che tu possa cambiare spesso,
non so bene cosa,
ma cambiare purifica.
Sarebbe bello tu potessi rinascere ogni primavera.

Spero che tu riesca a viaggiare, conoscere,
e imparare che tutto può essere normale o diverso.
Spero tu possa innamorarti delle differenze per riuscire a stare in armonia con l'universo.
E vivere rispettando la vita.
Libera.

Conta su di te. Io ci sono.

Cerca di fare quello che ti piace fare.
A me ad esempio piace guardarti, anche mentre dormi.

Dorme.
Sogni belli bambina.







riMani

Oggi voglio raccontarvi l’inizio di una storia. Una storia che in realtà non ha un inizio, e neppure una fine, perché è una storia circ...