venerdì 20 settembre 2013

La ricerca dimenticata





 Il violinista pazzo


Non fluì dalla strada del nord
né dalla via del sud
la sua musica selvaggia per la prima volta
nel villaggio quel giorno.
Egli apparve all' improvviso nel sentiero,
tutti uscirono ad ascoltarlo,
all' improvviso se ne andò, e invano
sperarono di rivederlo.
La sua strana musica infuse
in ogni cuore un desiderio di libertà.
Non era una melodia,
e neppure una non melodia.
In un luogo molto lontano,
in un luogo assai remoto,
costretti a vivere, essi
sentirono una risposta a questo suono.
Risposta a quel desiderio
che ognuno ha nel proprio seno,
il senso perduto che appartiene
alla ricerca dimenticata.
La sposa felice capì
d' essere malmaritata,
L' appassionato e contento amante
si stancò di amare ancora,
la fanciulla e il ragazzo furono felici
d' aver solo sognato,
i cuori solitari che erano tristi
si sentirono meno soli in qualche luogo.
In ogni anima sbocciava il fiore
che al tatto lascia polvere senza terra,
la prima ora dell' anima gemella,
quella parte che ci completa,
l' ombra che viene a benedire
dalle inespresse profondità lambite
la luminosa inquietudine
migliore del riposo.
Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente, si confuse
con il silenzio e il ricordo.
Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.
Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poiché la vita non è voluta,
ritorna nell' ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,
improvvisamente ciascuno ricorda
risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere
la melodia del violinista pazzo.
Fernando Pessoa




La ricerca dimenticata

Il paese si levò con un tremore. Tutti si chiesero da dove arrivasse tanta forza. 
Le persone uscirono di corsa dalle case e le strade si riempirono di vita che temeva la morte. La paura li accompagnò e la loro pelle divenne trasparente.
Era giunto un messaggero.

I messaggeri amano mascherarsi, per umiltà. Non amano mostrare le piume. 
A volte prendono le sembianze di forze della natura e il loro messaggio arriva solo a chi lo vuole sentire.
Il messaggero arrivò e portò distruzione e dolore. 
Caos.
Suo malgrado. 
Non conosceva la terra degli uomini e i muri che essi avevano costruito. 
Irruppe tra loro con tutta la sua energia e non fu accolto come un benevolo ospite, ma come un mostro. Un mostro che rubava sicurezza e ordine. Un mostro che rompeva la "roba" e faceva male. Un mostro che distruggeva e alimentava bisogni e desideri.
Non era bene.
Non pareva bene.
Si pensa, a volte, di sapere quale sia il nostro bene. 

Dopo qualche giorno dall'arrivo del messaggero nel villaggio tutto era cambiato.
Gli abitanti vennero avvolti da un'inquietudine con la parvenza di eterno. Pareva avesse messo radici nel loro stomaco e che queste radici avessero ramificazioni in ogni remoto angolo del loro corpo. 
Le mura tanto amate si erano trasformate in pericoli e gli abitanti trovavano una misera pace solo all'esterno. Tra la terra e il cielo.
E fu tra la terra e il cielo che avvenne un piccolo miracolo. Alcune anime estinte che si erano allontanate si sentirono meno lontane. 
Pareva che anche le mura di dentro fossero state colpite dalla forza dirompente del messaggero. 
Si avvicinarono.
Si guardarono.
Si compresero.
Le radici dell'inquietudine si ritirarono di fronte alla potenza dell'avversario. Alla sua energia.
E allora tornò la quiete.

La quiete è generosa. Quando arriva, arriva dappertutto, per antagonismo con la sua opposta, non trascura neppure una piccola unghia di mignolo. 
La quiete la senti nelle ossa mentre si rilassano. Fanno quasi male mentre si apprestano a stare bene. E sai che devi assaporarla tutta, perché essendo farfalla, potrà durare un'ora, un giorno, ma non tanto di più.
In quel momento di quiete le anime estinte si risvegliarono e si misero alla ricerca di significati. Li cercarono dappertutto; guardando il cielo e le pietre. Li trovarono affidandosi al loro sole, ascoltando altre anime e sorridendo.
Era facile; la giostra era ferma e il suo cigolio non confondeva il signore del silenzio.
Si sentirono come se avessero ripreso un cammino che avevano iniziano tempo addietro e perciò non si spaventarono nel vedere ciò che ancora non conoscevano. Curiose comprendevano.
Ma durante la comprensione, a poco a poco, ricominciò il cigolio.
Creò confusione.
La suscettibile quiete, offesa, se ne andò.
Lentamente le anime estinte ricominciarono a nascondersi nei loro scrigni per non sentire il rumore della finzione, timorose di contaminazione.
Costrette a seguire il cigolio della giostra si persero di nuovo. Ma con qualche nozione di percorso e di orientamento in più. Tornò l'inquietudine, ma la sua prepotenza non trovò lamento e imparò a stare al suo posto e al suo tempo. 
Le anime sapevano che non sarebbe più accaduto. Che la ricerca non sarebbe più caduta nel vuoto del non ricordo, dimenticata, ma che l'avrebbero solamente celata. Per permetterle di sopravvivere.
Lo compresero e mentre pagavano il biglietto, si scambiarono un complice sguardo e sorrisero beffarde alla giostra, sempre più cigolante, sempre più obsoleta.



sabato 7 settembre 2013

Fiducia

Questo è il primo post di una nuova etichetta di her.etico: Parole



Rimase davanti alla piccola porta per un tempo che le parve interminabile. E le parve interminabile perchè le sue gambe continuavano a muoversi. I suoi piedi continuavano a pestare.
Guardava incerta e curiosa, come si guarda da un buco della serratura. S'intravedeva ben poco dal piccolo spazio di vetro che rimaneva nitido.
Fuori era freddo. Dentro era caldo.
Dentro era freddo.
Dentro e fuori di lei era tutto freddo.
Non capì mai come riuscì ad entrare nella bottega quel giorno. Per ore ed ore era rimasta fuori a guardare, aspettando chissà quale segnale la spingesse a varcare quella soglia.
Anche quel giorno non arrivò nessun segnale. Ma entrò.
Non ci è dato sapere il perché, in certi momenti, azioni che ci sembrano impossibili, improvvisamente diventano semplici.
Semplicemente quel giorno entrò.

Ad accoglierla neppure una voce. Solo silenzio e sguardo.
Sguardo che si alza da una pagina per guardarla.
Un cenno di sorriso. Un tacito invito a parlare.
"Buongiorno"- disse lei con un filo di voce.
Sguardo che si abbassa per non guardare. E vede i suoi piedi. Che pestano il pavimento.

"Buongiorno a lei signorina" - disse la voce. - "Come posso esserle utile?"

Non controllava più i piedi ma parlò:
"Io mi chiedevo, che cosa vendete in questo posto? Non riesco a vedere niente da fuori. Non vedo nessun prodotto."

Il sorriso di fronte a lei si allargò e lo sguardo divenne tenerezza.
"Venga signorina, si avvicini a me. Non abbia timore."

In quell'istante un suono di ambulanza le fece frullare la testa. La girò da una parte all'altra, quasi volesse assicurarsi che il suono assordante venisse da fuori. E non da dentro.

"C'è un ospedale vicino?
Non potrei mai vivere vicino ad un ospedale. Il suono dell'ambulanza mi entra dentro. Mi sembra di continuare a sentirlo per minuti, a volte ore. Ci rimane a lungo dentro le mie orecchie, dentro la mia testa. Non riesco a togliermelo di dosso fino a che non lo sostituisco con musica. Musica pesante. Musica assordante. Più forte di quella dell'ambulanza.
Quando ero piccola mi spaventava tanto. Pensavo sempre che all'interno ci potessero essere mamma o papà. O i miei fratelli. Feriti. Morti. Crescendo ho iniziato a fare telefonate. Ogni volta che passava l'ambulanza telefonavo a tutti.
Non mi chieda il perchè. Non credo ci sia un perchè. Forse è solo timore di perdita. O di dolore. Dolore sulle altre persone.
Io ho tanto timore di perdita. Tanto timore di dolore.
Pensi che ho tanto timore che, per timore, mi temo.
Temo di fare cose che possano arrecare dolore a qualcuno. E per timore di arrecare dolore a qualcuno non mi muovo, non faccio nulla. Vivo una vita immobile.
Ma da qualche tempo le mie gambe hanno iniziato a muoversi. Non le controllo più. Si muovono da sole.
Pestano. Pestano. Pestano.
Non so perchè sono entrata in questo posto. Devo andare ora. Non so perchè le ho raccontato queste cose. Le chiedo scusa. Ora devo andare."
E si avvicinò alla porta.

"Si fermi, la prego!" la voce divenne corpo e una mano le prese una mano.

Intorno a lei tutto era polvere. Non si capacitava del fatto di essere in quella strana bottega, con quello strano personaggio che la tratteneva. Tenendola per mano.
Provò a sentirsi. Non aveva paura.

Lo strano personaggio parlò: "Io credo che le sue gambe e i suoi piedi abbiano tanto bisogno di correre. Credo che siano stanchi e arrabbiati. Molto arrabbiati."

"Sono arrabbiati anche loro con me?"

"No."- le disse lui con tenero sguardo - "Non con te piccola anima addormentata."

Le lasciò dolcemente la mano e si avvicinò ad una cassettiera. Con sforzo aprì un cassetto indurito dagli anni e cercò. La sua mano uscì dal cassetto portando un minuscolo cofanetto.
Tornò a lei e le disse quasi sussurrando:

"Questa è la tua parola, FIDUCIA"











martedì 11 giugno 2013

LUCI ed OMBRE (lo straniero)

Le ombre se ne stavano tranquille
al loro posto
ma il solito rompiscatole pensò
e dopo aver pensato disse che non erano buone e giuste
ed iniziò la persecuzione.


Primo incontro:
"Zdhirtrfd esnhiresre fi ogmbriethz? (Cosa sono le ombre?)" -  chiese un giorno uno straniero curioso di passaggio sulla terra ad un anziano seduto su una seggiola davanti ad un bar dove all'interno si consumavano mani di massaie che con la monetina del carrello della Coop grattavano dei biglietti colorati e mentre grattavano parlavano e parlavano ed usciva da tutto questo cicaleccio una nenia strana fatta di lamento e di pettegolezzo che emanava un olezzo pernicioso.

(Lo straniero veniva da un pianeta senza sole e noi sappiamo bene che le ombre vivono solo dove c'è luce. Luce ed ombra non possono fare a meno l'una dell'altra.) 

L'anziano rispose: "Varda par tera. (Guarda per terra.)" (Non ci è dato sapere quale fosse il suo dialetto perchè non conosciamo il luogo in cui avvenne la conversazione.)
Il bar era in ombra in quel momento e lo straniero guardando a terra vide solo un pacchetto di sigarette vuoto, una carta prepagata, una cicles masticata, una bottiglietta di plastica consumata, una lattina di birra schiacciata, e cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, mozziconi di sigaretta fumata.
"Nbgki vidhgu ndkbruienli! (Non vedo niente!)"- disse lo straniero.
"Tze orb alora....(Sei orbo allora.)"- rispose l'anziano.
Lo straniero, che chiameremo Fredo o Frodo o Frido a seconda del momento, si allontanò, mentre un giovanotto gridò: "FUCK!!!" - schiacciando una cacca di cane che era sfuggita nella panoramica precedente.

Secondo incontro:
Frido si avvicinò cavalcando il suo cavallo di cartapesta ad una casa gialla.
Suonò il campanello.
Una voce stridula dall'interno gridò: "Chi è?"
"Zdhirtrfd esnhiresre fi ogmbriethz? (Cosa sono le ombre?)"- chiese Frido senza neppure presentarsi.
Si aprì il cancello, si aprì la porta, si aprì la tenda della doccia dalla quale uscì una donna che aveva un enorme seno, una enorme bocca e un naso piiiiccolo piccolo piccolo.
Piccolissimo.
"Che buffa domanda! Io non ti so rispondere straniero. Non capisco la tua lingua ma entra e vieni." - disse la signora infilandosi tutta quanta in un accappatoio color amaranto.
"Efzji niuscjihuni ab cazjia? (Non c'è nessun altro in casa?)" - chiese Fredo alla signora.
La signora iniziò a scuotere la testa. Destra sinistra destra sinistra.
"Sono sola. Nessuno non c'è."
Frodo vedeva un uomo sul divano con un telecomando in mano, con un telefonino nell'altra mano, con un computer sulle ginocchia e un tagliaerba che spingeva con un piede come fosse la carrozzina di un bambino da cullare. Avanti indietro avanti indietro.
E rivolto a Nessuno ripeté la sua domanda.
Nessuno alzò lo sguardo e disse semplicemente: "Non mi occupo di fantascienza."
Frido uscì dalla doccia, dalla porta, dal cancello e leggermente stordito salì sul cavallo di cartapesta.

Terzo incontro:
Un bambino correva lungo una strana strada grande piena di auto di ogni foggia e colore e camion e treni e aerei e navi.
"Fermati bambino! Da chi stai scappando?" (Dopo due ore di incomunicabilità aveva comprato un iPhone 10 e scaricato una app di traduzione  simultanea.)
Il bambino continuando a correre disse ansimando: "Dalla mia ombra"
"E perché mai? Che ti ha fatto la tua ombra?" - chiese Fredo
"Nulla, nulla, ma tutti mi dicono che devo scappare da lei e che l'unico modo per evitarla è correre, correre, correre. Tutto il giorno, tutto il mese, tutto l'anno, tutta la vita."
Frido era sempre più perplesso. "Che strane persone quelle che insegnano ad un bambino a correre per evitare un'ombra. Certo deve essere proprio una cosa malvagia e scura per fare tanta paura."

Quarto incontro:
Frodo era stanco. Aveva sete e fame. Arrivò a Roma.
Vide un bel palazzo con una grande porta e vide un uomo sudato che aveva una telecamera in mano.
Filmava il nulla.
"Cosa c'è di interessante da filmare? - chiese all'uomo sudato.
"Non le vede? Filmo le ombre che entrano nel palazzo del potere."
Fredo guardò meglio ma non riuscì a vedere nessuna ombra.
L'uomo sudato ebbe pena di Frido che si guardava intorno perplesso e con gentilezza gli disse: "Lei signor straniero non lo può sapere, ma noi ormai vediamo coloro che frequentano questo palazzo come ombre. Non riusciamo a vedere luce intorno a loro."

Quinto (ed ultimo) incontro:
Fredo affranto, non credeva più. Non avrebbe avuto la sua risposta. Si sedette su un muretto. Guardò verso il cielo. Il sole lo accecava. Abbassò lo sguardo.
Vide una figura nera. Si alzò. Si alzò anche lei.
Accanto a lui una ragazza si bagnava il collo con un fazzolettino bianco.
"Il caldo, mi piace il caldo." - disse con fil di voce.
"Sei triste? - le chiese Frido - Sei felice?"
"Sono triste e sono felice. Dipende. Mi piace essere triste e felice perché sono. Se fossi sempre triste o sempre felice non sarei. Mi piace essere a volte forte e a volte fragile. Mi piace piangere e mi piace ridere. Mi piace essere a volte simpatica e a volte antipatica. Mi piace essere me anche se a volte non mi piace per niente."
La ragazza si tolse il vestito e nuda lo baciò dolcemente con la lingua (morbido). Ed entrò nella fontana.
Una sirena partì, un'ambulanza arrivò e due ombre braccarono la ragazza. La ragazza aprì la bocca e li morsicò aggressivamente con i denti (duro).

E lo straniero capì.


"Lo straniero prese il suo cavallo di cartapesta e ci salutò con queste parole (vi faccio la simultanea che la sua è una lingua difficilissima):

"Grazie a voi ho scoperto di essere migliore di quanto pensassi.
Ho scoperto che siete fatti di luce e di ombre. Che le ombre sono le vostre paure, i vostri sensi di colpa, i vostri rancori e i vostri silenzi. E tutto ciò che vi obbligano a controllare fin da bambini. Ma che non potete controllarle in eterno e allora fate cose strane, a volte molto brutte, per dimenticarle e difendervi da esse. Dovreste fare un corso di autodifesa. Da voi stessi però. (Insomma, rilassatevi un pochino.)
Ho scoperto che ci sono anime che riescono a farvi sentire peggio di ciò che siete in realtà. Perché sono piene di ombre che non conoscono. E sono infastidite dalla luce.
Ho scoperto che, per queste anime, l'unico modo per controllare la luce è tenere ancorata in qualche modo l'ombra altrui. 
Ho scoperto che sono rarissimi i grandi in grado di accettare le fragilità e le altalene umane e che per distribuire energia senza sentirsi violati bisogna avere davvero tanta, tanta, tanta luce (e io non ce l'ho). Ma che per avere tanta luce bisogna amare anche la propria ombra.

Ho scoperto che le ombre sono importanti e affascinanti e dovete voler loro bene, per riuscire a prenderle per mano. Che l'ombra è tutto ciò che sta nascosto. 
Ma è fondamentale che non sia nascosta a voi stessi.
Ho scoperto che, in realtà, siamo i primi ad aver paura della nostra luce e che a volte è più semplice crogiolarsi nella propria ombra.
Ho scoperto che chi vi ama vi segue in luce e in ombra. Non dovete camuffarvi.
Ho scoperto che non sarò mai certo delle mie scoperte. 
Addio! Szvgjilougsrt!"
Lo straniero partì per il suo viaggio senza ritorno. Disse solo un'ultima parola senza neppure voltarsi.
Disse: FUCK!!!
Chissà perchè le parolacce si imparano con tanta facilità...."





Fine del delirio. Se avete bisogno di una traduzione sapete dove trovarmi.
her. etico

sabato 25 maggio 2013

Come si può resistere alle farfalle...

Colei che mi ospita nel suo corpo ha fatto uno spettacolo.
Non posso lasciarla sola un attimo che mi entra in confusione....

                                          Foto Gianluca Diegoli

C'è un momento
che è molto più di un momento
nel quale ti trovi dietro ad una quinta
(che non vuol dire dietro ad una taglia quinta)
Stai aspettando che arrivi un altro momento,
quello in cui tutto ha inizio
e quando ha inizio, sei dentro
e quando sei dentro, tutto si trasforma. 
In un momento.

Ma facciamo un passo indietro ed andiamo al momento che precede il primo momento.

L'attesa felice.
Ripensare ad un'attesa felice è quasi commovente. Questo genere di attesa ci proietta in quella dimensione, per la quale l'uomo, entra nell'arco temporale dell'adolescente.
Attende un futuro e lo può immaginare.
L'attesa rimane forse il momento più puro e fantasioso. Quello nel quale fatichi a non avere aspettative molto alte ma al tempo stesso le temi.
Tutto è concentrato sull'imminente futuro che attendi con trepidazione e questo ti porta a sentirti agitato ma felice, a comportarti come un essere "immaturo".
Un essere con le farfalle nella pancia. Con l'adrenalina bella, positiva, energetica.

Il post-attesa, ovvero il momento in cui stai per rendere concreta la proiezione....
....è tutta un'altra cosa.
Almeno per me. [Per lei]
E' un momento quasi drammatico.
Proviamo a trasportare queste (mie) riflessioni generali in un preciso contesto. In un teatro.
E proviamo a descrivere cosa il corpo e il cervello combinano....

Nonostante tu abbia studiato, ripetuto, provato e riprovato, in quel momento il tuo cervello è spappolato.
Sei talmente preoccupato, che per allontanare l'idea di non ricordare la parte, la ripeti in continuazione, fuori e dentro te stesso.
Nessuno ti può consolare o rassicurare. Vuoi essere solo col tuo "dramma" e le tue parole.
Nel frattempo senti entrare il pubblico, non vedi ma senti.
In quel momento dici:
"Non ce la faccio, non lo farò mai più."
Lo stomaco, la pancia, le gambe, le braccia, la parte bassa della schiena (quella dove ci sono le due buchette), la testa, la pelle. Tutto il corpo ti manda qualche segnale.
Non c'è neppure un angolino di carne che se ne stia tranquillo.

Che sia bello?
Non lo so. Non so rispondere.
So soltanto che fatichi a mettere in fila i pensieri.
Qualche sbirciatina in platea.
Buio.
Musica.
E' il momento.
Fuori.

Da adesso in poi è un vortice. Vai in automatico.
Non importa se sbagli, se tardi, se inciampi, se cadi.
Non ti puoi fermare.
Che sia bello?
Si, è bello, ma non te ne accorgi. Lo senti bello dopo, nel ricordo.
L'ho detto, è un vortice. E dura un momento.
Un momento lungo uno spettacolo.

Poi finalmente senti gli applausi. Senti che coloro per cui hai studiato, ripetuto, provato e riprovato hanno vissuto, anche grazie a te, un bel momento lungo uno spettacolo.
Senti che tornano le farfalle nella pancia.

FINE
Si spengono le luci.
Forse non lo farai mai più. 
Pensi che potrebbero fare anche un po' di male tutte queste farfalle che volano, che fanno andare più veloce il cuore, che rendono caotici i pensieri.
Forse non lo farai mai più.
Stanco.

Poi vedi a terra quelli che sono già ricordi.
Il momento di paura prima dell'inizio è già sfumato.
E mentre ti prendi gli abbracci pensi:
"Come si può resistere alle farfalle nella pancia..."


Cordiali saluti.
Un farfallosissimo
her.etico




lunedì 20 maggio 2013

Tutto a posto

"Mamma, domani mattina alle quattro è il compleanno del terremoto?"
Angelica


Si.
Pensate all'immenso significato di questa "piccola" frase.
E' passato. 
Ogni evento che si commemora è passato. 
E se un bambino pensa a questo giorno come ad un compleanno, significa che lo ha messo tra i ricordi.
Mi sono addormentata con queste parole che nuotavano nei miei pensieri ieri sera.
Parole dolcissime e spontanee.
E' passato.
Abbiamo "festeggiato" ed è passato. Per sempre.
Ora basta.
E non importa quello che c'è o che non c'è.
Non importa se al posto di un teatro c'è una tenda.
Machissenefrega!
C'è spazio e c'è un palco.
Non importa se ciò che vedi non rientra proprio nei canoni architettonici classici.
Machissenefrega!
E' solamente diverso. E' cambiato.
Come è cambiato un pezzettino del nostro esistere.
Ma non è nulla di irrisolvibile.
E' passato.

Non mi piacciono le ricorrenze in generale e le feste comandate. Non mi piacciono le formalità e sono allergica alle ipocrisie. Quelle piccole, quotidiane, dettate da un dover essere o da un dover far vedere.
Ora più che mai.
Ma mi piace la musica. Farei parlare sempre lei in certe occasioni. C'è stato un bel concerto ieri sera.
E' passato.

Ogni evento ha un compleanno. Che sia brutto o che sia bello.
Ci sono compleanni di gioia e compleanni di dolore.
Ci sono "terremoti" di ogni genere.
A volte irrisolvibili.
Il problema grande non è quando mancano le cose ma quando mancano le persone che possono risolvere, costruire le cose, ideare le idee, sognare le meraviglie.
Ce le abbiamo le PERSONE? Voglio rispondere SI.

Io penso che siamo un mondo fragile. Sempre più fragile.
Abitato da una fragile umanità che cerca di evitare i "terremoti" come la peste. Che si illude di controllare il caos. Ma non sempre è possibile, nonostante qualcuno ci metta tutta la buona volontà e la costante attenzione. Non è mai stato possibile.
Perché i "terremoti" fanno parte della vita e vanno affrontati di petto.
E nel petto che cosa abbiamo?

Abbiamo un "oggetto" spesso dimenticato
o stretto da un filo spinato
o congelato
o snobbato
o calpestato
o sprecato...
A volte ci si ricorda di lui solo quando sanguina.
Per il resto è tutto un MIO
un IO
un MIO DIO.
Si, perché c'è anche chi si crogiola nei problemi. Forse se ne serve per deviare i pensieri da altro. Troppo suo.
Forse se ne serve per dare un senso alla pigrizia. Tempo buttato.

E' passato.
Con questo post si chiude un capitolo.
Con questo compleanno ho aperto un libro.
Puoi prenderti un po' di tempo per aspettare te stesso, ma non perdere tempo ad aspettare.
Io penso che una buona fetta del pensiero di un essere che si considera VIVENTE, debba essere seguito da azioni concrete o sviluppo della conoscenza. Il pensiero forte è energia e prima o poi diventa azione o comprensione. O almeno condivisione proiettata a stimolare azione e comprensione.
Altrimenti è semplice logorio cerebrale.

L'etichetta "Moto di terra" termina qui.

Per il resto: Tutto a posto. 

Un incredibilmente sportivo in ogni senso
her.etico



lunedì 13 maggio 2013

Tu puoi essere, anzi certamente sei...





A volte immagino che ai distributori, anzichè benzina, si possa fare il pieno di quelle "parole energetiche" che spesso ci vengono a mancare. Per svariati motivi.
Immaginate anche voi di svegliarvi la mattina, stiracchiarvi un po', e valutare di quale pieno avete bisogno.
Ora prendete una bicicletta e...
...pedalate.
Le pompe, al distributore, sono tutte colorate.

C'è la pompa verde, che è quella dove devi pazientare un po', perché c'è sempre la fila.
Certo, quella è la pompa della speranza. Un articolo oggi quasi indispensabile ma poco fruibile.

La pompa blu è quella dell'autostima. Le persone in genere vanno di notte, non amano far vedere che ne fanno uso. Quindi se non temi la luce del sole, la mattina puoi trovarla disponibile. L'autostima viene distribuita in dosi perfettamente equilibrate. Hanno scoperto che l'abuso può essere dannoso al prossimo. Ti impedisce di farti domande, di metterti nei panni altrui. Può limitare la comprensione.

La pompa della volontà è di colore giallo. Tanto utile nei momenti in cui tutto ciò che fai ti appare inutile. Quelli in cui, come si usa dire: "Ti passa la voglia".

Ecco, se la pompa gialla non funziona, a fianco, troverai quella celeste. Più che una pompa uno scrigno del tesoro. Distribuisce fiducia. Non farti scrupoli e spendici pure qualche minuto in più. Te ne servirà a palate. Rarissimi sono i distributori umani di fiducia. E' una cosa che devi assolutamente garantirti da tè. Ogni giorno.
Serve per crederci. La devi tenere con cura in un fazzolettino profumato. Lo devi mettere in un taschino ed annusarlo ogni volta che ne senti la necessità.

Un piccola boccata alla pompa del buon umore non guasta mai. Anche i dispensatori umani di buon umore sono sempre più rari. Non contarci.
La pompa è arancione. Caricati e non essere avaro. Distribuiscine un po' in giro se puoi.

Ora non ti resta che una boccata alla pompa bianca. E' quella della lucidità. Ma essendo articolo di nicchia, non tutti la frequentano.
Provala. Secondo me aiuta tanto. Aiuta soprattutto nei momenti in cui ti senti sbagliato. Ricorda che, a meno che tu non sia un malavitoso o proprio un cattivone, dipende solo dai punti di vista. La lucidità ti serve a comprendere che nessuno è giusto o sbagliato. Al massimo è solo amato o non amato. Capito o non capito. Stimato o non stimato. Rifletti ora...

....e mentre stai per allontanarti dal distributore, vedrai in un angolo una pompa color amaranto. E' un po' nascosta, non tutti la vedono. Alcuni si avvicinano e provano ad usufruirne. Infilano monetine su monetine ma non riescono a farla funzionare.
Ricorda: è un abbaglio.
Sta lì per farti capire che il suo ipotetico contenuto non puoi riuscire a comprarlo in nessun modo e neppure a garantirtelo da tè.
Quella è una pompa a ricarica umana. Non tutti la sanno utilizzare. Se ti riesce, puoi scordarti le altre.

Vi saluto che devo fare un salto al distributore. In bici.
Buona settimana!
her.etico

Concluderei con un dispensatore umano di parole energetiche...



Dimenticavo...
...ricorda Jack...
...c'è una sola cosa nella vita che devi stare molto attento a non farti fregare.
La vita. ;-)
Occhio! Il mondo è pieno di ladruncoli.


giovedì 2 maggio 2013

Il museo delle pietre preziose

"Gli adolescenti avvertono dentro di sè una segreta e speciale grandezza che lotta per esprimersi. E quando cercano di spiegare questa cosa, istintivamente portano la mano al cuore: non è un indizio significativo?"
Joseph Chilton Pearce   "Evolutions End"





Angelica sta dormendo nel suo letto.
Si è addormentata giocando. Oggi ha utilizzato un sacco di energie.

Questa sera ha creato un museo nella sua camera.

Il museo delle pietre preziose.

Aveva comperato due piccole pietre a Barcellona e oggi si è fatta portare dai nonni altre pietre. Vecchi ricordi d'infanzia di bambini passati.
Le ha sistemate con cura dentro a due cofanetti di legno che le ho comprato al mercatino.
Ha liberato la scrivania. Vi ha appoggiato gli scrigni aperti e un atlante, nel quale ha cercato i luoghi dove si raccolgono le sue pietre.
Poi, ha attaccato al suo armadio delle immagini di minerali.
E sulla porta un cartello:
"Museo delle pietre preziose".

Terminata la sua opera, senza disturbare, si è coricata. E addormentata.
Aveva un progetto.
Ora ha un museo.

Ho ancora un sacco di cose da imparare da lei.
Le devo imparare perchè credo di non ricordarle più.
Le vorrei imparare perchè temo che quello che ci sta girando intorno contamini presto anche lei.
Le devo imparare perchè credo che in tanti abbiamo un progetto, che in qualche modo assomiglia al suo.
Ma abbiamo anche paura.
E lei non ne ha.
Anche io non ne avevo.
Ma ora siamo circondati. Circondati da fiumi che portano notizie negative. Da pensieri che fanno di tutto per tenerti a terra. Da fumo.

Oggi ho letto questa frase:
"Si può scoprire il proprio mistero solo a prezzo della propria innocenza."
Robertson Davies   "Il quinto incomodo"

Forse un po' è vero, ma stasera sento che è l'esatto contrario. Che quando perdi l'innocenza non c'è più mistero. Che non c'è mistero più misterioso dell'innocenza. Quel mistero che ti fa credere che tutto sia possibile e realizzabile.
Il semplice mistero del fare.
Senza pensare al domani.
Senza pensare alla crisi.
Senza pensare se sia giusto o sbagliato.
Senza pensare troppo.
Fare.



"Posso anche fare pagare il biglietto per entrare!"
Angelica

La adoro...
her.etico



riMani

Oggi voglio raccontarvi l’inizio di una storia. Una storia che in realtà non ha un inizio, e neppure una fine, perché è una storia circ...