mercoledì 10 settembre 2014

Il quaderno perfetto

"Se non ti spaventerai con le mie paure
un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle.
in due, si può lottare come dei giganti contro ogni dolore e su di me puoi contare per una rivoluzione."
En e Xanax
Samuele Bersani



Quando ero piccolo, avevo la fissa del quaderno perfetto.
Ogni volta che mi sembrava pasticciato, fingevo di averlo finito per comperarne uno nuovo e ricominciare da capo.
Ne ho cambiati tanti.
E non ho il ricordo di un quaderno perfetto.
Forse mi piaceva soltanto l'idea di riprovarci sempre, convinto che prima o poi, avrei raggiunto il mio fine.
Ho inseguito la parola fine tutta la vita, ed ora che è arrivata, non posso non essere felice. 
Finalmente sono arrivato ad una fine perfetta. Sto morendo nel sonno. Nel silenzio della notte. Il mio cuore si sta fermando. 
Senza far rumore. 
Non disturberà nessuno. 
Neppure lei.

Il mio quaderno non è mai stato perfetto, anzi, è stato un errore dopo l'altro. 
Non cancellabile. Non esiste una gomma per cancellare gli errori di una vita.
Scarabocchi che si susseguono uno dopo l'altro. 
Li chiamiamo errori perché ci pare sporchino, perché spesso lasciano segni indelebili dentro di noi o sulla pelle di altre persone, alle quali in fondo non volevamo fare male. 
Le cose capitano. Come capita di farsi del male senza farsi del male, ma semplicemente non facendosi del bene. 
Capita. 
Per farsi del male non è necessario farsi del male.

Devo trovare la forza di girare la testa. Devo guardarla un'ultima volta.
Lei.
Lei è la cosa più pura che mi sia capitata. Lei è riuscita a cancellare lentamente tutti i miei scarabocchi. Modificandoli.
Tra le sue mani sono diventati sublimi disegni. Li ha compresi e trasformati.
So bene che non è stato un compito lieve. Ha dovuto prima trasformare se stessa.
Io le ho detto: "Sono incapace di amare".
Lei mi ha detto: "Amare me è una responsabilità troppo grande e io non mi sentirei mai di dare a qualcuno che amo tanta responsabilità." 
In questo modo mi rese leggero. E senza volerlo l'amai.
L'amai perché faceva una cosa alla quale non ero abituato: semplicemente amava. 
Amava in un modo così amabile che pensai immediatamente che fosse quello l'unico modo di amare. 
Amava disarmata. 


Ecco. Ora mi giro piano. 
La vedo.
Ha gli occhi aperti e sulle sue gote brillano lacrime silenziose.
"Buon viaggio." - mi dice -  "Mi è impossibile abbandonarti. Ho mangiato il cibo che hai masticato." E sorride.

Abbasso lo sguardo e vedo il bianco delle lenzuola che si colora. 

"Buon viaggio anche a te" - le dico. E sorrido. 



Quando ero piccola, avevo la fissa del quaderno perfetto.
Ogni volta che mi sembrava pasticciato, fingevo di averlo finito per comperarne uno nuovo e ricominciare da capo.
Ne ho cambiati tanti.
E non ho il ricordo di un quaderno perfetto.
Forse mi piaceva l'idea di riprovarci sempre. Convinta che prima o poi, avrei raggiunto il mio fine.
Ho inseguito la parola fine tutta la vita ed ora che è arrivata non posso non essere felice.

A volte penso che, se nella vita, avessi potuto cambiare quaderno ogni volta che non vedevo ordine, non sarei qui. 
A vedere raggiunto il mio fine. 
Il mio quaderno imperfetto.

Bozza da "Lucilla vive su una nuvola"
che probabilmente non pubblicherò mai o stravolgerò perché Lucilla è scesa dalla nuvola.


Non so se è vero, o lo fingi,
quell'amore che mi dai. Me lo dai.
Tanto mi basti.
Se non lo sono per età sia io giovane per errore.
Poco gli dei ci danno, e il poco è falso.
Però se lo danno, falso che sia, 
l'offerta è reale. 
L'accetto, e a crederti mi rassegno.
Fernando Pessoa


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