venerdì 8 agosto 2014

EXTREMO

«Perché è la verità, Mark. Chiunque lo voglia davvero sa la verità. È solo che la maggior parte della gente non vuole saperla. Significa ascoltare ciò che viene dal profondo. La maggior parte della gente non vuole farlo. Ma le persone speciali ascoltano. La verità la senti, dentro di te. Ascolta. La senti sempre. Nella pioggia. Nelle frequenze morte fra una stazione e l’altra. Nel sussurro magnetico del nastro subito prima che cominci la musica. E nel suono che ti crea nelle orecchie il silenzio assoluto e completo: quel tintinnio luccicante, come un carillon alto nel cielo».
David Foster Wallace




In questi strani giorni di questa strana estate di questo strano tempo mi ritrovo a pensare spesso a quel desiderio che mi accompagna da un po' di fare un viaggio estremo.
Essendo un desiderio, dovrei prima di tutto andare a Roma per gettare una moneta nella Fontana di Trevi (che Angelica dice che per un desiderio grande bisogna lanciare almeno due euro). Lo so, la moneta unica realizza solo il desiderio di ritornare a Roma, ma noi abbiamo deciso che possiamo comunque provare anche con altre richieste rigorosamente segrete. (La leggenda narra anche che se lanci due monete la Fontana porterà una nuova storia d'amore e se ne lanci tre, addirittura un matrimonio. ("Per quindi" contate bene le monete prima di fare il gesto.)
Ma torniamo a me. Ho pensato che con quattro monete potrei azzardare la richiesta del viaggio estremo.
Per "viaggio estremo" intendo che vorrei tentare di ritrovarmi ad essere costretta a mettere in gioco tutte le mie capacità (e potrei anche capire di non averne) fisiche e mentali per la sopravvivenza.
Un viaggio senza mezzi di trasporto comodi o veloci. Con il minimo indispensabile per non avere troppo caldo e con il minimo indispensabile per non avere troppo freddo. 
Con il minimo indispensabile per non avere troppa sete o troppa fame.
Un viaggio che mi costringa a cercarmi ogni giorno un riparo per la notte e ogni notte una meta per il giorno dopo. Che mi faccia sentire forte la paura di perdermi che mi accompagna da sempre e mi costringa a ritrovarmi. 
Mi porterei un ago e un filo per cucirmi le ferite come faceva Rambo. 
Non so se la mia idea sarà efficace o si rivelerà un fallimento, ma l'obiettivo è quello di ricrearmi un mondo davvero difficile, primitivo, dove la lotta per la sopravvivenza sia all'ordine del giorno e l'emergenza la quotidianità. Dove l'uso delle mani sia fondamentale e l'arte di arrangiarsi un obbligo.
Non so ancora se lo voglio fare sola o accompagnata ma sento che sarebbe utile.
Sarebbe utile e necessario come allenamento al futuro.
Voglio come sempre essere ottimista e dirò che sarà tutto bellissimo (perché poi al web "non ci piace" il pessimismo cosmico e tutti devono essere allegri e felici e sorridere sempre), ma se il buongiorno si vede dal mattino, ho il dubbio che stiamo entrando in un momento storico (e metereologico) individuale, comunale, provinciale, regionale, nazionale e mondiale assai "d-merda". E non vorrei mi trovasse impreparata.
Scusate il francesismo.
her.etico



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