«Perché è la verità, Mark. Chiunque lo voglia davvero sa la verità. È solo che la maggior parte della gente non vuole saperla. Significa ascoltare ciò che viene dal profondo. La maggior parte della gente non vuole farlo. Ma le persone speciali ascoltano. La verità la senti, dentro di te. Ascolta. La senti sempre. Nella pioggia. Nelle frequenze morte fra una stazione e l’altra. Nel sussurro magnetico del nastro subito prima che cominci la musica. E nel suono che ti crea nelle orecchie il silenzio assoluto e completo: quel tintinnio luccicante, come un carillon alto nel cielo».
David Foster Wallace
In questi strani giorni di questa strana estate di questo strano tempo mi ritrovo a pensare spesso a quel desiderio che mi accompagna da un po' di fare un viaggio estremo.
Essendo un desiderio, dovrei prima di tutto andare a Roma per gettare una moneta nella Fontana di Trevi (che Angelica dice che per un desiderio grande bisogna lanciare almeno due euro). Lo so, la moneta unica realizza solo il desiderio di ritornare a Roma, ma noi abbiamo deciso che possiamo comunque provare anche con altre richieste rigorosamente segrete. (La leggenda narra anche che se lanci due monete la Fontana porterà una nuova storia d'amore e se ne lanci tre, addirittura un matrimonio. ("Per quindi" contate bene le monete prima di fare il gesto.)
Ma torniamo a me. Ho pensato che con quattro monete potrei azzardare la richiesta del viaggio estremo.
Per "viaggio estremo" intendo che vorrei tentare di ritrovarmi ad essere costretta a mettere in gioco tutte le mie capacità (e potrei anche capire di non averne) fisiche e mentali per la sopravvivenza.
Un viaggio senza mezzi di trasporto comodi o veloci. Con il minimo indispensabile per non avere troppo caldo e con il minimo indispensabile per non avere troppo freddo.
Con il minimo indispensabile per non avere troppa sete o troppa fame.
Un viaggio che mi costringa a cercarmi ogni giorno un riparo per la notte e ogni notte una meta per il giorno dopo. Che mi faccia sentire forte la paura di perdermi che mi accompagna da sempre e mi costringa a ritrovarmi.
Mi porterei un ago e un filo per cucirmi le ferite come faceva Rambo.
Non so se la mia idea sarà efficace o si rivelerà un fallimento, ma l'obiettivo è quello di ricrearmi un mondo davvero difficile, primitivo, dove la lotta per la sopravvivenza sia all'ordine del giorno e l'emergenza la quotidianità. Dove l'uso delle mani sia fondamentale e l'arte di arrangiarsi un obbligo.
Non so ancora se lo voglio fare sola o accompagnata ma sento che sarebbe utile.
Utile e necessario come allenamento al futuro.
her.etico
venerdì 8 agosto 2014
giovedì 10 luglio 2014
"Io vedo e non mi muovo"
"Che cosa accade alle piccole anime quando le due persone che dovrebbero garantirne la serenità diventano coloro che la sconvolgono?
Che cosa accade alle piccole anime quando sentono, nel loro nido, le grida e i suoni della violenza? Il male uscire dalle labbra e dalle mani di colui che doveva usarle per abbracciare e rassicurare?
Quanto questa esperienza ha pesato sulla costruzione del loro carattere e sul loro modo di affrontare la vita, quanto sui loro rapporti personali e intimi?
Ho fatto queste domande a cinque piccole anime che sono diventate grandi. Cresciute con la zavorra di aver visto e sentito. Ferme. Paralizzate da un sentimento che tuttora rimane a loro incomprensibile."
Esiste un mio libro, molto piccolo. Una brossura. Una creatura.
È una piccolissima inchiesta che parla di violenza assistita.
Il punto di vista di chi è costretto a vedere. Del bambino che vive e vede la violenza senza potere fare nulla.
La violenza assistita è come il fumo passivo.
Fa male, tuo malgrado.
Ho intervistato adulti che da bambini hanno vissuto questa drammatica esperienza.
Ho chiesto loro di raccontarmi un pezzettino del loro ricordo e un pezzettino del loro presente.
Li ho levigati e ho provato a trarre le mie conclusioni.
Credo che quello dei miei cinque testimoni sia un punto di vista molto importante e mi sono illusa che possa contribuire in qualche modo a fare riflettere.
Perchè la violenza in tutte le sue sfumature, è un'energia maledetta che investe e danneggia chiunque si trovi anche solo a respirarla.
Lo potete trovare nelle librerie online:
Magazzino 51: http://www.magazzino51.com/index.php/scheda/libro/9788866283003
Oppure nelle librerie:
Libreria delle donne. Via San Felice 16/A Bologna
Libreria Libre!. Via Scrimiari 51 Verona
Libreria Emily Book Shop. Via Fonte d'Abisso 9/11 Modena
Libreria delle donne Sibilla Aleramo. Via Pietro Calvi 29 Milano
Libreria del corso via Prampolini Guastalla (RE)
Libreria Traverso corso Andrea Palladio 172 Vicenza
Libreria delle donne. Via San Felice 16/A Bologna
Libreria Libre!. Via Scrimiari 51 Verona
Libreria Emily Book Shop. Via Fonte d'Abisso 9/11 Modena
Libreria delle donne Sibilla Aleramo. Via Pietro Calvi 29 Milano
Libreria del corso via Prampolini Guastalla (RE)
Libreria Traverso corso Andrea Palladio 172 Vicenza
Vi aggiornerò prestissimo sulle altre librerie nelle quali poterlo acquistare e vi terrò informati in merito alle presentazioni che partiranno da Settembre.
Nei tre link sotto trovate qualche notizia in più sul libro:
http://scritturebarbariche.wordpress.com/2014/07/17/io-vedo-e-non-mi-muovo/
http://patriziaangelozzi.wordpress.com/2014/07/10/io-vedo-e-non-mi-muovo-storie-di-violenza-assistita/
http://gabbianonews.tv/edizione/nazionale/articolo/io-vedo-e-non-mi-muovo-storie-di-violenza-assistita
Nei tre link sotto trovate qualche notizia in più sul libro:
http://scritturebarbariche.wordpress.com/2014/07/17/io-vedo-e-non-mi-muovo/
http://patriziaangelozzi.wordpress.com/2014/07/10/io-vedo-e-non-mi-muovo-storie-di-violenza-assistita/
http://gabbianonews.tv/edizione/nazionale/articolo/io-vedo-e-non-mi-muovo-storie-di-violenza-assistita
Le mie royalties saranno completamente devolute al Centro anti violenza di Modena (Casa delle donne Onlus).
Se lo vorrete comprare o vorrete aiutarmi ad organizzare presentazioni nei centri anti violenza della vostra città (ai quali forse sverrò perché sono timida) ne sarò lieta.
Grazie. Cri
#libri #saggi #violenzadigenere #violenzaassistita
mercoledì 9 luglio 2014
ESTATE
Immaginate di camminare su una strada.
Anzi, non immaginate nulla.
Camminate, camminate, camminate.
Avete camminato lungo autunni, inverni e primavere e ora siete arrivati all'estate.
Freddo senza sentire freddo.
Caldo senza sentire caldo.
Camminate, camminate, camminate.
Tutto accade in un attimo.
Perché c'è un momento che arriva in un attimo, in un battibaleno, in un fulmine.
Forse in un fulmine.
Stai camminando e ti fermi. Di botto.
E ti guardi intorno.
In quel momento vedi. E vedi che i tuoi piedi sono tutti rotti e che la strada è tutta una buca, una fossa, un dosso, un avvallamento e che nessuno aveva messo dei cartelli stradali per segnalare che i tuoi piedi potevano essere martoriati da tanti alti e bassi.
In quel momento vedi. E vedi ai lati della strada solo vecchi alberi secchi e fossati dove qualche screanzato ha gettato oggetti arrugginiti e forse portatori sani di malattie che potrebbero farti ammalare.
In quel momento vedi. Abbassi lo sguardo e ti guardi i piedi. Un disastro.
Alzi lo sguardo e giri la testa. Prima a destra e poi a sinistra e poi di nuovo a destra e poi di nuovo a sinistra e poi guardi avanti.
Avanti?
Ma avanti cosa c'è?
E' estate. Ti fanno male i piedi, finalmente ti fanno male i piedi.
Fa caldo. Hai sete, tanta sete, finalmente tanta sete.
E' estate, fa caldo e tu sei su una strada, ti fanno male i piedi, hai tanta sete e non c'è nulla di dissetante. Allora, preso da una crisi isterica di riso, vedi. Vedi che sei un idiota.
E' estate, che cavolo ci fai in cammino su una strada del genere senza neppure una fontanella, un chiosco, una balera e un'osteria?
E' estate. Hai capito che quella strada non è mica tanto interessante e anche se non sei ancora arrivato alla fine la devi abbandonare perché hai una gran voglia di una strada diversa.
Sulla quale puoi camminare scalzo senza farti male e con tanti verdi e gialli ai lati e con un chiosco pieno di chinotto per il mezzzogiorno e un'osteria piena di allegria per la sera.
E anche una fontanella piena, piena, piena di acqua.
E avanti?
Avanti cosa c'è?
Non importa, immagino ci sia il mare.
E' estate.
Anche se non sembra.
E' estate.
Anzi, non immaginate nulla.
Camminate, camminate, camminate.
Avete camminato lungo autunni, inverni e primavere e ora siete arrivati all'estate.
Freddo senza sentire freddo.
Caldo senza sentire caldo.
Camminate, camminate, camminate.
Tutto accade in un attimo.
Perché c'è un momento che arriva in un attimo, in un battibaleno, in un fulmine.
Forse in un fulmine.
Stai camminando e ti fermi. Di botto.
E ti guardi intorno.
In quel momento vedi. E vedi che i tuoi piedi sono tutti rotti e che la strada è tutta una buca, una fossa, un dosso, un avvallamento e che nessuno aveva messo dei cartelli stradali per segnalare che i tuoi piedi potevano essere martoriati da tanti alti e bassi.
In quel momento vedi. E vedi ai lati della strada solo vecchi alberi secchi e fossati dove qualche screanzato ha gettato oggetti arrugginiti e forse portatori sani di malattie che potrebbero farti ammalare.
In quel momento vedi. Abbassi lo sguardo e ti guardi i piedi. Un disastro.
Alzi lo sguardo e giri la testa. Prima a destra e poi a sinistra e poi di nuovo a destra e poi di nuovo a sinistra e poi guardi avanti.
Avanti?
Ma avanti cosa c'è?
E' estate. Ti fanno male i piedi, finalmente ti fanno male i piedi.
Fa caldo. Hai sete, tanta sete, finalmente tanta sete.
E' estate, fa caldo e tu sei su una strada, ti fanno male i piedi, hai tanta sete e non c'è nulla di dissetante. Allora, preso da una crisi isterica di riso, vedi. Vedi che sei un idiota.
E' estate, che cavolo ci fai in cammino su una strada del genere senza neppure una fontanella, un chiosco, una balera e un'osteria?
E' estate. Hai capito che quella strada non è mica tanto interessante e anche se non sei ancora arrivato alla fine la devi abbandonare perché hai una gran voglia di una strada diversa.
Sulla quale puoi camminare scalzo senza farti male e con tanti verdi e gialli ai lati e con un chiosco pieno di chinotto per il mezzzogiorno e un'osteria piena di allegria per la sera.
E anche una fontanella piena, piena, piena di acqua.
E avanti?
Avanti cosa c'è?
Non importa, immagino ci sia il mare.
E' estate.
Anche se non sembra.
E' estate.
martedì 3 giugno 2014
Quell'angolo del cuore che si chiama "domani"
A volte provo tenerezza nei confronti delle signore nonne.
Che siano nonne o no, ha poca importanza, scrivo "nonne" perché non mi piace scrivere anziane o vecchie.
Non per tutte la provo; non per quelle che la vita ha inacidito e incattivito (o semplicemente ribadito).
Non per quelle che guardano storto le ragazzine con i pantaloncini corti.
Brutte invidiose che non siete altro!
Se vi siete negate la vanità io non ho responsabilità alcuna.
Non per le pettegole, quelle che vivono le vite altrui per riuscire a sopportare la loro.
Non per quelle che hanno fatto le femministe e adesso criticano quelle che si fanno le foto in costume.
Non per quelle che si sono annullate per pigrizia.
Solo per le altre provo simpatia e tenerezza; per quelle che hanno capito.
Alcune di loro sono dispensatrici di perle.
La mia simpatia è mossa dal loro sguardo che non si arrende.
La mia tenerezza dai loro racconti di desideri del passato che le hanno seguite di soppiatto nel presente.
Sulle loro labbra nascono parole che si ripetono, concetti che le rendono simili tra loro.
Donne che hanno donato la vita per poi ritrovarsi con un pugno di marusticani. Forse per non aver capito in tempo che potevano fare le mamme senza dimenticarsi di fare le donne.
Forse perché avevano esempi e condizionamenti di altre mamme.
Le loro.
O di altre donne.
O più semplicemente di una cultura che dettava ruoli imprescindibili. Caverne.
Ci osservano, e pur comprendendo la nostra fatica, sorridono.
Si rivedono in noi e ci spronano a fare.
A volte penso che vorrei noleggiare una barca a vela e passarle a prendere. Non sono tante.
Direi loro di preparare una valigia con dentro qualche cambio e un taccuino dove segnare tutte le cose che avrebbero voluto fare. quelle che sono rimaste in quell'angolo del cuore che si chiama "domani".
Le vorrei portare nei luoghi che sognano di vedere da anni.
Nelle fiabe che hanno immaginato di vivere per secoli.
Nelle isole sconosciute che non hanno conosciuto mai.
E mentre salgono sul ponte darei loro il benvenuto con un "cinque" e una frase:
"Non è mai troppo tardi."
her.etico
"E i marinai, domandò lei,
Non è venuto nessuno, come potete vedere,
Ma li avete ingaggiati, almeno, insistette lei,
Mi hanno detto che di isole sconosciute non ce ne sono più
e che, anche se ci fossero,
non hanno nessuna intenzione di lasciare la tranquillità delle loro case
e la bella vita delle navi da crociera
per imbarcarsi in avventure oceaniche,
alla ricerca dell'impossibile,
come se fossimo ancora al tempo del mare tenebroso.
E voi cosa gli avete risposto,
Che il mare è sempre tenebroso,
E non gli avete parlato dell'isola sconosciuta,
Come avrei potuto parlare di un'isola sconosciuta,
se non la conosco,
Ma siete sicuro che esiste,
Tanto quanto è tenebroso il mare".
(da Il racconto dell'isola sconosciuta)
José Saramago
domenica 2 marzo 2014
Cronaca surreale di una giornata (circa) reale
Sono le sei e trenta e suona la sveglia.
Suona la sveglia e sono già sveglia.
Sono le otto e arriva la Vedova travestita da vedova.
La Vedova arriva in auto con il suo figliolo, l'Orfanello. Orfano di padre morto ma che in realtà pare sia fuggito fingendosi morto. Il suo cadavere non fu mai trovato.
La Vedova lo porta sempre con sé, prigioniero di una cornice, per illudersi di averlo comunque incastrato per sempre.
Salgono sull'auto, ovviamente nera, la Tata Candida e la Bambina perduta.
Le due donne, mature ma mai maturate, hanno rughe da cuscino che, neppure se esistesse già la Staedler, potrebbero essere cancellate.
Lo sconforto le avvolge.
A Sant'Agostino decidono di fermarsi in una locanda, sperando nel miracolo di un caffè. Entrano sfidando gli sguardi curiosi degli autoctoni. (L'Orfanello si vergogna per quelle due anime senza pudore.)
La caffeina entra in circolo ma il miracolo non avviene.
Ripartono.
Ridendo.
Oggi la strada è meravigliosa. La luce è meravigliosa. Il sole ci è amico.
(Speriamo anche i fotografi.)
Alle ore che non si ricordano raggiungono un Lido. Davanti a loro, una sbuffante e polverosa corriera carica di persone o personaggi. Gente curiosa.
I due mezzi si fermano dinanzi ad una spiaggia deserta. E la discesa ha inizio.
Pare una corriera magica. Con centomila posti.
Scendono le persone e i personaggi e non finiscono mai.
Insieme a loro, buffi soggetti vestiti con abiti futuristi. Appeso al collo, un aggeggio che assomiglia vagamente alla macchina fotografica del loro amico Fotografo. Che siano fotografi pure loro?
Come attratti da un richiamo di sirena tutti i personaggi si dirigono verso il mare. La spiaggia pare non finire mai (quando giungi in riva, ai Lidi Ferraresi, è opportuno che non ti venga mai una necessità urgente di tornare indietro).
Camminano leggeri sulla sabbia, accompagnati da palloncini, ombrellini e antiche gabbiette abitate da immobili uccelli.
La Vedova e la Tata Candida proseguono a fianco della colorata Prostituta e parlano fitto. Pare vogliano carpirne i consigli segreti. Un Prete ronza nei paraggi, forse desideroso di redimerle o di rubare loro una piccante confessione mentre il giovane Chierichetto alza gli occhi al cielo.
Davanti a loro, la Diva, acceca la folla con il rosso del suo abito e con la lunghezza, surreale, del suo bocchino. Indossa occhiali enormi, scuri, per coprire la malanotte e per non accecarsi da sé.
Ogni tanto si ferma. Riposa e sbuffa bianco fumo.
Gli strumenti dei Musici allietano la loro migrazione verso il mare.
Un sole complice della benevola follia, promette luce fino alla fine del giorno e stormi di gabbiani giocano a planare su un calmo mare di Febbraio che, ancora senza trucco, li accoglie con il più nudo e sincero "Buongiorno!".
Il mare non appare, il mare è.
Lo puoi fotografare ma non lo puoi catturare. Un Pittore con la sua tavolozza lo guarda estasiato ma, privo di tempera non lo può immortalare. Fantasioso e ricco di tempra, si avvicina ad una giovane violinista per intingere il suo pennello in quell'essere colorato.
Ed è proprio in riva al mare che un esercito di soldati stanchi si unisce al gruppo. Il loro Generale è un bambino.
Privati di ogni senso e consenso possono finalmente abbandonarsi al dolce nulla della loro voglia di pace. Le Donne soldato ammirano la volpe al collo di una Dama e pudicamente sentono il desiderio di spogliarsi delle loro divise e liberare le piccole bambine nascoste da troppo tempo dentro di loro.
Il giovane Generale vede l'Orfanello e la Bambina perduta, che ormai non sono più soli, volare sulla spiaggia rincorrendo palloncini. Giocano con resti di un naufragio (o nubifragio) e disegnano forme fantastiche sulla sabbia.
Il Generale bambino, arruolato per errore o mercenario per necessità, abbandona la sua posizione di comando per lasciarsi catturare dalla voglia di giocare. L'Orfanello gli parla come solo due veri uomini sanno parlare tra loro. E lo convince a disertare.
Ma ecco che da lontano giunge una musica nota, familiare. Un motivo che puoi amare o odiare.
Una marcia nuziale.
Una bianca e giovane Sposa a braccetto con uno scuro e attempato Sposo sono pronti a pronunciare una sillaba sibillina.
Tutti i teatranti, i "magicanti" e i futuristi sono invitati ad assistere alle nozze.
Una torta di candido cartone sigillerà l'unione. Giuseppe Verdi sarà il testimone.
Il Sindaco farà loro da Cicerone in questa pittoresca città, ormai di frontiera, chiamata Matrimonio, ricca di intricate vie nelle quali è facile perdersi.
Ma le feste in un mondo surreale non finiscono mai. La piccola principessa oggi compie cinque anni e la nobile Dama madre (che ha anche un neonato che passa i suoi giorni in una carrozzina rasoterra e non piange mai) le organizza una festa danzante.
"Si spengano le candeline,
si canti il motivetto,
si aprano le danze!!!"
Danzano coppie surreali (e male assortite) al suono dei musici.
Un valzer senza senso, senza tempo, in silenzio.
Un giovane Cameriere passa tra gli invitati con calici di assenzio.
I bambini sorridono al colorito Burattinaio e ridono alle smorfie di due Pagliacci malandrini.
La festa sta scemando. Gli invitati se ne vanno.
Un Giornalista e una Ragazza con la gabbietta (giovane e surreale animalista) continuano a danzare allontanandosi morbidamente.
Lievemente.
Danzando.
Stoooop! Grida l'uomo col megafono. Si mangia.
Per trenta minuti tutto torna all'anno 2014.
Nel gnocco farcito e nella Coca-Cola, di surrealismo, se ne trova poco.
La fame, si sa, è un fatto molto reale.
Una Suora in Rayban si fa lucertola tentata dal primo sole che incontra per strada.
La chiamano "pausa pranzo".
Pomeriggio.
Di nuovo un richiamo. Di nuovo musica. Un circo è arrivato alla spiaggia.
Pagliacci e Musici ci invitano allo spettacolo.
Un Domatore tenta l'impresa ardua di ammaestrare una Domatrice.
Una coloratissima Pagliaccia distribuisce caramelle al gusto di sorriso e tenerezza.
Ma un Fellini assorto, in lontananza, non sente aria di festa. Solo vento di ricordi. Osserva senza vederlo un orizzonte che assomiglia tanto al suo.
Pensa a Gelsomina e alla sua strada. A quello che che è stato e che non tornerà.
La sposa già badante e le sue dame, nel frattempo, stendono panni al sole.
Sole.
Parlano tra loro di bucato e baci.
Un'amica che viene dal futuro ha detto loro che il postino suona sempre due volte. Ma in questo tempo andato, suona due volte soltanto il campanello della bicicletta. Consegna lettere che arrivano da lontano, da luoghi di guerra. Consegna lettere scritte da mani sporche di carbone.
A poche centinaia di metri di sabbia si consuma un picnic, un amore, un dolore.
Una Dama bianca e il suo Dottore innamorato, nascosti tra ricci e rovi, abbandonano per sempre la speranza di un bacio alla luce del sole e salutano un mare amico che li ha fatti incontrare.
Coppie ormai scoppiate ballano annoiate sulle note di Buonasera Dottore.
Due ballerine recitano in riva al mare, una danza di pace e di guerra. L'amore senza speranze e senza fine tra il bianco e il nero.
La sera.
La sera annuncia lieve che sta per arrivare.
Un Carabiniere in attesa di prendere servizio la accoglie, sperando anticipi una nottata tranquilla e scacciando, senza successo, il pensiero senza senso di una Dama colorata, che ha incrociato il suo sguardo millenni fa, in una notte di luna piena.
Imbruna. La Violinista dai capelli che assomigliano ai miracoli accarezza il suo violino e il nostro udito con note antiche e suadenti.
Un trombettista jazz suona la sua serenata alla sua Musa Musicista e la sua preghiera al cielo.
Lo prega di perdonare gli uomini che hanno smarrito un segreto:
il senso profondo della fantasia.
La Suora è perduta.
Amen.
her.etico
Grazie a tutti i personaggi sopracitati.
Grazie a questa esperienza surreale (che diverrà una mostra fotografica reale).
Grazie a tutti i fotografi:
Roberto Gatti
Giulio Pola
Raffaella Pola
Pasquale Sistenti
Antonella Rinaldi
Cristiano Barbi
Emilio Carnevale
Giancarlo Calzati
Enrico Calzati
Ruggero Risi
Davide Bergamini
Nino Modena
Gianni Berengo Gardin
Mosè Franchi
Luciano Bovina
Suona la sveglia e sono già sveglia.
"Surrealismo"
Sono le otto.Sono le otto e arriva la Vedova travestita da vedova.
La Vedova arriva in auto con il suo figliolo, l'Orfanello. Orfano di padre morto ma che in realtà pare sia fuggito fingendosi morto. Il suo cadavere non fu mai trovato.
La Vedova lo porta sempre con sé, prigioniero di una cornice, per illudersi di averlo comunque incastrato per sempre.
Salgono sull'auto, ovviamente nera, la Tata Candida e la Bambina perduta.
Le due donne, mature ma mai maturate, hanno rughe da cuscino che, neppure se esistesse già la Staedler, potrebbero essere cancellate.
Lo sconforto le avvolge.
A Sant'Agostino decidono di fermarsi in una locanda, sperando nel miracolo di un caffè. Entrano sfidando gli sguardi curiosi degli autoctoni. (L'Orfanello si vergogna per quelle due anime senza pudore.)
La caffeina entra in circolo ma il miracolo non avviene.
Ripartono.
Ridendo.
Oggi la strada è meravigliosa. La luce è meravigliosa. Il sole ci è amico.
(Speriamo anche i fotografi.)
Alle ore che non si ricordano raggiungono un Lido. Davanti a loro, una sbuffante e polverosa corriera carica di persone o personaggi. Gente curiosa.
I due mezzi si fermano dinanzi ad una spiaggia deserta. E la discesa ha inizio.
Pare una corriera magica. Con centomila posti.
Scendono le persone e i personaggi e non finiscono mai.
Insieme a loro, buffi soggetti vestiti con abiti futuristi. Appeso al collo, un aggeggio che assomiglia vagamente alla macchina fotografica del loro amico Fotografo. Che siano fotografi pure loro?
Come attratti da un richiamo di sirena tutti i personaggi si dirigono verso il mare. La spiaggia pare non finire mai (quando giungi in riva, ai Lidi Ferraresi, è opportuno che non ti venga mai una necessità urgente di tornare indietro).
Camminano leggeri sulla sabbia, accompagnati da palloncini, ombrellini e antiche gabbiette abitate da immobili uccelli.
La Vedova e la Tata Candida proseguono a fianco della colorata Prostituta e parlano fitto. Pare vogliano carpirne i consigli segreti. Un Prete ronza nei paraggi, forse desideroso di redimerle o di rubare loro una piccante confessione mentre il giovane Chierichetto alza gli occhi al cielo.
Davanti a loro, la Diva, acceca la folla con il rosso del suo abito e con la lunghezza, surreale, del suo bocchino. Indossa occhiali enormi, scuri, per coprire la malanotte e per non accecarsi da sé.
Ogni tanto si ferma. Riposa e sbuffa bianco fumo.
Gli strumenti dei Musici allietano la loro migrazione verso il mare.
Un sole complice della benevola follia, promette luce fino alla fine del giorno e stormi di gabbiani giocano a planare su un calmo mare di Febbraio che, ancora senza trucco, li accoglie con il più nudo e sincero "Buongiorno!".
Il mare non appare, il mare è.
Lo puoi fotografare ma non lo puoi catturare. Un Pittore con la sua tavolozza lo guarda estasiato ma, privo di tempera non lo può immortalare. Fantasioso e ricco di tempra, si avvicina ad una giovane violinista per intingere il suo pennello in quell'essere colorato.
Ed è proprio in riva al mare che un esercito di soldati stanchi si unisce al gruppo. Il loro Generale è un bambino.
Privati di ogni senso e consenso possono finalmente abbandonarsi al dolce nulla della loro voglia di pace. Le Donne soldato ammirano la volpe al collo di una Dama e pudicamente sentono il desiderio di spogliarsi delle loro divise e liberare le piccole bambine nascoste da troppo tempo dentro di loro.
Il giovane Generale vede l'Orfanello e la Bambina perduta, che ormai non sono più soli, volare sulla spiaggia rincorrendo palloncini. Giocano con resti di un naufragio (o nubifragio) e disegnano forme fantastiche sulla sabbia.
Il Generale bambino, arruolato per errore o mercenario per necessità, abbandona la sua posizione di comando per lasciarsi catturare dalla voglia di giocare. L'Orfanello gli parla come solo due veri uomini sanno parlare tra loro. E lo convince a disertare.
Ma ecco che da lontano giunge una musica nota, familiare. Un motivo che puoi amare o odiare.
Una marcia nuziale.
Una bianca e giovane Sposa a braccetto con uno scuro e attempato Sposo sono pronti a pronunciare una sillaba sibillina.
Tutti i teatranti, i "magicanti" e i futuristi sono invitati ad assistere alle nozze.
Una torta di candido cartone sigillerà l'unione. Giuseppe Verdi sarà il testimone.
Il Sindaco farà loro da Cicerone in questa pittoresca città, ormai di frontiera, chiamata Matrimonio, ricca di intricate vie nelle quali è facile perdersi.
"Si spengano le candeline,
si canti il motivetto,
si aprano le danze!!!"
Danzano coppie surreali (e male assortite) al suono dei musici.
Un valzer senza senso, senza tempo, in silenzio.
Un giovane Cameriere passa tra gli invitati con calici di assenzio.
I bambini sorridono al colorito Burattinaio e ridono alle smorfie di due Pagliacci malandrini.
La festa sta scemando. Gli invitati se ne vanno.
Un Giornalista e una Ragazza con la gabbietta (giovane e surreale animalista) continuano a danzare allontanandosi morbidamente.
Lievemente.
Danzando.
Stoooop! Grida l'uomo col megafono. Si mangia.
Per trenta minuti tutto torna all'anno 2014.
Nel gnocco farcito e nella Coca-Cola, di surrealismo, se ne trova poco.
La fame, si sa, è un fatto molto reale.
Una Suora in Rayban si fa lucertola tentata dal primo sole che incontra per strada.
La chiamano "pausa pranzo".
Pomeriggio.
Di nuovo un richiamo. Di nuovo musica. Un circo è arrivato alla spiaggia.
Pagliacci e Musici ci invitano allo spettacolo.
Un Domatore tenta l'impresa ardua di ammaestrare una Domatrice.
Una coloratissima Pagliaccia distribuisce caramelle al gusto di sorriso e tenerezza.
Ma un Fellini assorto, in lontananza, non sente aria di festa. Solo vento di ricordi. Osserva senza vederlo un orizzonte che assomiglia tanto al suo.
Pensa a Gelsomina e alla sua strada. A quello che che è stato e che non tornerà.
Sole.
Parlano tra loro di bucato e baci.
Un'amica che viene dal futuro ha detto loro che il postino suona sempre due volte. Ma in questo tempo andato, suona due volte soltanto il campanello della bicicletta. Consegna lettere che arrivano da lontano, da luoghi di guerra. Consegna lettere scritte da mani sporche di carbone.
A poche centinaia di metri di sabbia si consuma un picnic, un amore, un dolore.
Una Dama bianca e il suo Dottore innamorato, nascosti tra ricci e rovi, abbandonano per sempre la speranza di un bacio alla luce del sole e salutano un mare amico che li ha fatti incontrare.
Coppie ormai scoppiate ballano annoiate sulle note di Buonasera Dottore.
Due ballerine recitano in riva al mare, una danza di pace e di guerra. L'amore senza speranze e senza fine tra il bianco e il nero.
La sera.
La sera annuncia lieve che sta per arrivare.
Un Carabiniere in attesa di prendere servizio la accoglie, sperando anticipi una nottata tranquilla e scacciando, senza successo, il pensiero senza senso di una Dama colorata, che ha incrociato il suo sguardo millenni fa, in una notte di luna piena.
Imbruna. La Violinista dai capelli che assomigliano ai miracoli accarezza il suo violino e il nostro udito con note antiche e suadenti.
Un trombettista jazz suona la sua serenata alla sua Musa Musicista e la sua preghiera al cielo.
Lo prega di perdonare gli uomini che hanno smarrito un segreto:
il senso profondo della fantasia.
La Suora è perduta.
Amen.
her.etico
Grazie a tutti i personaggi sopracitati.
Grazie a questa esperienza surreale (che diverrà una mostra fotografica reale).
Grazie a tutti i fotografi:
Roberto Gatti
Giulio Pola
Raffaella Pola
Pasquale Sistenti
Antonella Rinaldi
Cristiano Barbi
Emilio Carnevale
Giancarlo Calzati
Enrico Calzati
Ruggero Risi
Davide Bergamini
Nino Modena
Gianni Berengo Gardin
Mosè Franchi
Luciano Bovina
mercoledì 26 febbraio 2014
La talpa
"Cercavo il mare.
Ho mangiato sassi.
Ho scavato con le mani terreno freddo e duro e terreno caldo e morbido.
Ho sporcato le mie unghie con terra profumata e con sterco.
Ho rovinato i miei occhi per vedere fino in fondo. Volevo imparare a guardare nel buio.
Ho trovato qualcosa.
Ma a che serve scavare?
Arrivare al tesoro e poi scoprirsi a guardare altrove,
e risalire?
Hai creato un tunnel perfetto,
levigando pareti. Hai lasciato tracce indelebili.
Credevi di poterlo ripercorrere,
credevi di aver imparato perfettamente la strada.
Ma a che serve?
Una volta risalito togli la scala e la nascondi.
A che serve?
Se la paura del vuoto tornerà a confonderti e rimarrai immobile sull'orlo del tuo scavo a guardare uno scrigno,
chiuso,
ricoprirsi di polvere e terra.
Ricoprirsi di tempo."
her.etico
Mi sono seduta sul libro di filosofia di mio figlio, abbandonato sul divano. L'ho sfilato e l'ho sfogliato.
Quando mi sfiora la Grecia Antica penso sempre:
"Capperi, ma quanto erano già avanti questi!"
Ho immaginato l'umanità, nei millenni, e ho visto una talpa.
Che è spinta a scavare, che cerca, che a volte vede, che a volte trova, ma poi non riesce a ricordare o a trasmettere quello che ha visto, ciò che ha trovato.
E la Storia si ripete.
Si ripetono storie all'infinito. Storie pubbliche e storie private.
Credo abbiano ragione quelli che dicono che si impara davvero solo vivendo.
E forse non si impara davvero mai. O non abbastanza.
E siamo obbligati a provare, e a tratti a sbagliare, per capire. A ripetere.
E lo possiamo in qualche modo comunicare, riportare, testimoniare.
Ma non possiamo insegnarlo a nessuno.
Vado a ripetermi la lezione mai letta e mai studiata di oggi. Nel sonno.
Che Zeus mi protegga.
Kalinychta.
her.etico
Ho mangiato sassi.
Ho scavato con le mani terreno freddo e duro e terreno caldo e morbido.
Ho sporcato le mie unghie con terra profumata e con sterco.
Ho rovinato i miei occhi per vedere fino in fondo. Volevo imparare a guardare nel buio.
Ho trovato qualcosa.
Ma a che serve scavare?
Arrivare al tesoro e poi scoprirsi a guardare altrove,
e risalire?
Hai creato un tunnel perfetto,
levigando pareti. Hai lasciato tracce indelebili.
Credevi di poterlo ripercorrere,
credevi di aver imparato perfettamente la strada.
Ma a che serve?
Una volta risalito togli la scala e la nascondi.
A che serve?
Se la paura del vuoto tornerà a confonderti e rimarrai immobile sull'orlo del tuo scavo a guardare uno scrigno,
chiuso,
ricoprirsi di polvere e terra.
Ricoprirsi di tempo."
her.etico
Mi sono seduta sul libro di filosofia di mio figlio, abbandonato sul divano. L'ho sfilato e l'ho sfogliato.
Quando mi sfiora la Grecia Antica penso sempre:
"Capperi, ma quanto erano già avanti questi!"
Ho immaginato l'umanità, nei millenni, e ho visto una talpa.
Che è spinta a scavare, che cerca, che a volte vede, che a volte trova, ma poi non riesce a ricordare o a trasmettere quello che ha visto, ciò che ha trovato.
E la Storia si ripete.
Si ripetono storie all'infinito. Storie pubbliche e storie private.
Credo abbiano ragione quelli che dicono che si impara davvero solo vivendo.
E forse non si impara davvero mai. O non abbastanza.
E siamo obbligati a provare, e a tratti a sbagliare, per capire. A ripetere.
E lo possiamo in qualche modo comunicare, riportare, testimoniare.
Ma non possiamo insegnarlo a nessuno.
Vado a ripetermi la lezione mai letta e mai studiata di oggi. Nel sonno.
Che Zeus mi protegga.
Kalinychta.
her.etico
venerdì 21 febbraio 2014
Il collezionista di ricordi
Una notte di GiugnoLuglioAgostoSettembre, arrivò in un paese un cantastorie di vere storie.
Era un paese un po' piccolo e un po' grande, le cui case erano cassetti chiusi un po' piccoli e un po' grandi, abitati da persone un po' piccole e un po' grandi.
Nessuno sapeva che fosse un cantastorie venuto dal passato e tutti pensarono che fosse arrivato un esaltato.
Parlava.
Parlava alle persone un po' piccole e un po' grandi allo stesso modo. Un modo un po' semplice e un po' difficile.
"Uscite dai vostri cassetti e andate fuori.
Sempre a piangere e rimpiangere,
ma siete voi che state chiusi nei cassetti o i vostri desideri?
Quelli sono liberi e vagano nell'aria come tanti palloncini,
pronti a farsi acchiappare.
Uscite dalle vostre stanze e scrivete sui muri e sulle strade.
Camminate. Parlate.
Seguite i palloncini.
La vita si riempirà di ricordi da collezionare
e la potrete allungare."
L'esaltato vagava per i quartieri con un megafono che assomigliava ad una enorme cornetta del telefono e ripeteva questa ramanzina. Suonando i campanelli di tutti i cassetti.
Era vestito di giallo e di blu dalla nascita, per la "sempre voglia" di sole del padre e per la "sempre voglia" di mare della madre.
Era un collezionista di ricordi.
Qualcuno lo temeva.
Qualcuno rideva.
Nessuno lo ignorava. Non si poteva.
Le sue parole ripetute non trovarono porte aperte ma entrarono dalla porta di servizio nei pensieri della gente. Che si interrogò da sola alla lavagna.
Qualcuno guardò il cielo e non vide nulla.
A qualcuno l'illusione fece vedere alberi e palloncini.
Alcuni uscirono dai cassetti.
Molti tra i pochi si resero conto che, semplicemente, avevano sbagliato sogno. Era un sogno impossibile che non avrebbe donato loro ricordi.
Lo cancellarono per ricominciare daccapo.
Molti tra i molti non si resero conto che seguivano i sogni di altri. I sogni inventati e impacchettati per loro dagli gnomi dell'oro, fatti apposta per essere sognati. E non ricominciarono mai.
Uno solo prese tutti i suoi pensieri, tutti i suoi libri, tutte le sue immagini, tutte le sue convinzioni e tutte le sue perplessità e mise tutto in un grande baule.
Lo chiuse a chiave
e baciò la chiave
prima di gettare la chiave.
Prese una piccola valigia contenente:
un diario,
una penna,
una macchina fotografica,
una voglia di vedere,
una voglia di sentire,
una voglia di capire,
un coraggio,
un sorriso,
una musica,
un sacco pieno di baci,
dodici parole che non lo avevano deluso mai,
un biglietto per Nonsodove.
E divenne un collezionista di ricordi.
Buon ascolto.
her.etico
#ricordi
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