domenica 5 gennaio 2014
La strega del mare
La strega del mare non vive proprio nel mare. Anzi, diciamo che non vive.
Muore.
Muore ogni giorno per le sue pene d'amore.
Il suo amore non è proprio amore, è fame. Fame famelica di belva senza limiti.
Senza remore. Senza cuore.
Mangia.
Mangia con avidità energie, cuori, tempo, sorrisi ed anime e, come uno stomaco ammalato di Taenia solium, non è mai sazia.
La sua ingordigia è proverbiale; ai bambini della spiaggia viene detto di non mangiare troppo cioccolato perché potrebbero diventarne schiavi, come la strega del mare è schiava dell'umana energia.
Lei ruba.
Ruba ciò che non si può comprare.
La strega del mare ha un paiolo che contiene sei servitori. Ogni mattina all'alba lo rovescia e li libera con la condizionale. Il loro unico obiettivo è il furto.
Viene insegnato loro che la vittima perfetta è pura, che non vuol dire buona e brava, vuol dire semplicemente che trasmette energia pura.
I baldanzosi servitori girano per il mondo alla ricerca di vittime , ma essendo spesso maldestri e sprovveduti, mettono nella rete di tutto un po'. E fanno pure grossi danni e grandi guai.
C'è, ad esempio, il ladro di cuori, detto anche "rubacuori" (nomignolo che gli è stato donato da una celebre dama del terzo millennio). Il rubacuori è un servitore attivo, ma non brilla per intelligenza; diciamo che sfrutta qualche bel ricordo di gioventù che però ormai non funziona più.
Riesce a rubare cuori fragili, ma che poco offrono all'insaziabile strega del mare.
Rubacuori non ha ancora capito che deve mettersi al passo con i tempi, con l'evoluzione della specie. Combina grossi guai ma, grazie al cielo, fa oramai pochi danni.
Suo compare malandrino è il ladro di Eros, soprannominato Erosse. Un povero illuso.
Ruba ciò che di più naturale la strega del mare vorrebbe tanto avere. Ruba ciò che, se trasferito, diventa grottesca commedia. Fatica a riportare il bottino in stato ancora fragrante e pure a trovarne di originale. Si dice che, ogni tanto, esausto, tenti qualche visualizzazione su You Porn, con risultati devastanti.
Ma veniamo ora a presentarvi i più dannosi tra i servitori della strega.
Attenzione.
Concentrazione.
Il ladro di energia è pericolosissimo. Ed ha il dono dell'ubiquità.
Si traveste in ogni modo e segue la moda.
Immensamente scaltro, si insinua in maniera sibillina nella vita delle vittime, ne controlla dapprima la potenza per poi, lentamente, impossessarsene. Agisce senza tempo, assorbe, lascia spazio per la ricarica e poi torna all'attacco. A volte può agire indisturbato per anni.
Ruba.
Ruba energia positiva per la strega del mare.
Per contrastarlo c'è solo un modo:
costringetevi ad utilizzare la vostra energia creando arte.
In questo modo potrete condividerla senza farvela rubare e la potrete rigenerare creando quel circolo magico che è di perenne andata e ritorno: da voi stessi - per il mondo - per voi stessi.
Il servo antagonista del ladro di energia è il ladro del tempo. I due sono in competizione da anni.
Il tempo, per la strega del mare, è un elemento preziosissimo; lo ha visto scappare via mille e mille volte.
Non potrebbe morire ogni giorno senza il tempo. Lo vuole. Sempre.
Il ladro ruba per lei.
Ruba il vostro tempo per lei.
Il suo è un ruolo facile: tutto il tempo che voi perdete, che fate cadere dalle vostre tasche bucate, viene raccolto dalle immense mani di questo mariuolo. Senza grandi sforzi si riempie le sacche di tempo prezioso e per questo è, in assoluto, il preferito della strega che, ogni anno, gli dona un premio di produzione non meritato per merito ma per follia dei tempi. (La strega non sa quanto sia facilitato il compito del suo servo dagli esseri umani.)
Terribile rendersi complici del ladro del tempo. Il tempo, tra tutto il malloppo, è l'unico tesoro irrecuperabile.
Siamo giunti al termine. Dal paiolo esce lui.
Il più pericoloso di tutti è il ladro di anime, perché è un bello senz'anima.
E' l'amante della strega del mare e in lui vagano senza meta mille e mille anime differenti che condivide con lei. Sono alla perenne ricerca di nuovo, di stimoli per l'anima che non c'è, di morbido, di giovane linfa.
Rubano e bevono.
Succhiano.
E ridono. Ridono con i sorrisi altrui.
(Ridono perché dalla loro unione è nato il piccolo ladro di sorrisi. Canaglia.)
Il danno è spesso irreparabile. Eppure basterebbe poco per risanarlo: il ladro di anime, abile ed adorabile truffaldino, dovrebbe avere l'accortezza, una volta prosciugata la refurtiva, di restituire almeno l'involucro al proprietario; come fanno gli dei.
In caso contrario, il proprietario, se è ancora sano, farà di tutto per andarselo a riprendere. Potete starne certi. Le anime di un certo tipo sono assai preziose e si rigenerano sempre.
Questo fa impazzire la strega del mare, lei che nulla riesce a rigenerare poiché nulla di veramente suo possiede.
Lei che è costretta a rubare perchè non ha mai imparato a creare.
p.s.
Ultimo fondamentale avvertimento:
Ho scritto in principio che la strega del mare non vive proprio nel mare. Muore.
Muore ogni giorno.
Dove?
Ovunque.
Nascosta nelle braccia, nelle gambe, nelle teste, nelle pance, nei seni, nelle orecchie, nelle bocche, negli occhi.
Può nascondersi anche dentro di voi.
E nuotare,
nuotare,
nuotare,
nuotare,
nel profondo
del vostro
inquieto
mare.
her.etico
mercoledì 4 dicembre 2013
La reprimenda
"Ogni favola è un gioco
se ti fermi a giocare
dopo un poco lasciala andare
non la puoi ritrovare
in nessuna città
perché è vera soltanto a metà!"
E.B.
Ho dodici anni, compiuti da poco. Mi hanno regalato una bicicletta rossa.
(Ero così felice...)
Ho ricevuto una reprimenda.
Sono un ragazzino mortificato da una reprimenda.
Un bambino che si sente stupido e manchevole senza capire neppure il perché.
Al quale dicono di aver sbagliato, senza spiegargli un percome.
Forse ha sbagliato nel credere alle favole o a mostrare troppo entusiasmo per un gioco.
Forse ha preteso troppo; i ragazzini non si accontentano mai.
Forse non ha frenato al momento giusto.
Ma la bicicletta era rossa,
e nuova,
e luccicante,
e ho preso velocità e...
...sono scivolato.
Nessuno si è fatto male,
non io,
non la bicicletta.
Sono scivolato,
ma sono già in piedi e...
...e non lo faccio più.
Spiegatemi a chi ho fatto tanto male se secondo voi ho fatto del male.
Forse ho fatto male alle vostre paure?
Oppure vi ho solamente offerto un'occasione per rovesciare un cesto di rabbia che tenevate in equilibrio sulla testa. Un cesto invisibile ai miei occhi.
La reprimenda è un articolo da divisa,
da cattedra,
da precettore.
La reprimenda ti lascia senza parole,
senza possibilità di difesa,
lo dice la parola stessa:
ti reprime.
A volte agisce volontariamente sulle tue parti pure. Supponendole impure.
A volte colpisce come una spranga postulando giudizi ed accuse. O quelle che i grandi chiamano colpe.
Reprimende: Abusi di coscienza.
Mi ha colpito alle gambe.
Ho pensato ad ogni volta che una reprimenda arriva alle gambe,
piegandole in due,
ma l'orgoglio,
in un attimo infinito,
le raddrizza.
Rimangono apparentemente dritte, con le ginocchia tremanti.
Non le piego, fanno male ma non le piego. Nessuno avrà mai la soddisfazione di vedermi in ginocchio. Nessuno vedrà mai il mio sguardo ferito. Il mio cuore spezzato.
E il mio sangue amaro rimarrà dentro di me a ricordarmi chi sono, a rammentarmi chi ero.
Ora io so che la reprimenda allontana. Non è un semplice rimprovero.
Sono rimasto immobile e muto dinanzi al precettore mentre il mio pensiero era già lontanissimo.
Fuggiva. Che nessuno può tenerti in gabbia senza darti da mangiare.
Nessuna gelata reprimenda ti potrà mai salvare o migliorare.
Sorriderai per dignità,
guardando oltre,
indossando la tua prima maschera,
camminando seminerai scie di silenziosa amarezza sulla strada,
anelando barzellette di buffoni che ti possano lenire la ferita.
Ora ho compreso.
Ho compreso un ragazzino mortificato da una reprimenda.
Un bambino deluso. Al quale hanno rubato la credenza. E chiedo scusa.
Non è grazie ad essa che crescerò.
Mi chiuderò.
Diventerò un riccio.
Sentivo che sarei diventato riccio.
Da qualche tempo lo sapevo.
sabato 16 novembre 2013
Lettera dei sogni belli
Voi l'avete mai vista una bambina giocare da sola? Io no.
Silenziosa crea ogni sera un mondo nuovo. Si circonda di oggetti che nella sua immaginazione prendono forme diverse. Di amici immaginari che prendono vita.
Il suo è un gioco completo, che non ha bisogno di istruzioni per l'uso.
Se la osservate con attenzione, potete vedere che non gioca da sola. Gioca con tutto quello che trasforma e riesce ad animare.
Fino a crollare addormentata, circondata dal suo
piccolo,
grande,
mondo
fantastico.
Questa sera ti guardo dormire.
Mi appoggio qui, in fondo al tuo letto, rannicchiata, e mi partono i pensieri.
Penso a tutto quello che ti ho detto e a quello che non ti ho ancora detto e che vorrei dirti.
Ogni cosa a suo tempo; si dice così.
Non è facile però suddividere in un arco temporale le parole da dire. E ho paura di scordarle, per mancanza di ore o per distrazione. Non sappiamo come saranno i nostri anni a venire. Probabilmente non riuscirò più a dedicarti tanto tempo come è stato negli ultimi mesi.
E allora sai cosa faccio?
Le scrivo queste parole. Nero su bianco.
Le fisso in modo da poterle sempre ritrovare. Mi faccio un breve appunto su ogni argomento che dovremo affrontare.
Nel futuro.
Il primo consiglio che vorrei fissare mi riguarda:
Un giorno, non so ancora quando, ti dirò di non mettermi mai prima di te stessa. Per nessun motivo. Fai la tua vita e le tue scelte senza mai preoccuparti di poter nuocere al nostro rapporto. O di potermi deludere.
Io non ho nulla a che fare con il TUO futuro. Sono il tuo presente ora perché devo occuparmi di te e sarò sempre presente ogni volta che avrai bisogno di me, ma spero di avere ancora voglia di fare un sacco di cose nel MIO futuro, e di non chiederti mai di riempirmelo con la TUA vita.
Presto invece ti dirò di curare l'amicizia, perché a dispetto di tutto il resto, se hai la fortuna che ho avuto io, è davvero un tesoro. Gli amici su cui potrai contare veramente saranno pochi, ma ti accompagneranno nell'arco della vita. Vivrai con loro i momenti più liberi e spensierati della tua esistenza. Condividerai con loro le gioie e i dolori, senza patti, senza contratti, senza obblighi e finzioni. Solo per il piacere o il bisogno di farlo.
Studia tutto quello che puoi. Leggi tutto quello che puoi. Osserva tutto quello che puoi.
Ma tieni sempre presente che quella è la vita di altri. Non la tua.
Quindi prova.
Vai.
Fai.
Senza paura ma con attenzione.
Fidati senza fidarti.
Fai passare ogni informazione dai tuoi pensieri prima di credere.
Vivi con le persone. Sii presente.
Parla e ascolta.
E ridi.
Ridi più che puoi.
E balla.
Canta.
Suona.
Fatica.
Sogna.
Bacia.
Ama.
Sarà difficile imparare ad amare senza mai svendere il tuo amore.
Senza mai perderti di vista. Ci vuole tempo, esperienza, deviazioni.
Devia.
Ma ama con tanta te senza perdere te; che vuol dire semplicemente ama con spontaneità e sincerità.
Non importa quanto, se poco o tanto.
Ama con le tue regole irregolari, senza strategie.
Cerca di cogliere tutto il bene dall'energia che lo scambio alimenta e la forza che questo ti offre.
Con questa forza cresci.
Non sembra, ma è un metodo infallibile per crescere.
E quando non ami più o non sei più amata, accettalo come hai accettato l'amore. Che l'amore non vale per quanto dura ma per quello che è.
Quando ti senti in gabbia vola.
E se cadi, piangi.
Sarai più ricca e più grande.
Forse ammaccata ma più grande.
Spero che tu possa essere sempre sincera. E che tu possa imparare ad ascoltarti, per comprenderti.
Spero che tu non debba mai fingere,
mai,
per nessun motivo,
di essere altro da te.
Anche nella sofferenza.
Anche se per sopravvivenza.
Spero che tu non debba farlo mai.
Spero tu possa fare un lavoro che ami. Che tu possa essere indipendente.
Che tu possa cambiare spesso,
non so bene cosa,
ma cambiare purifica.
Sarebbe bello tu potessi rinascere ogni primavera.
Spero che tu riesca a viaggiare, conoscere,
e imparare che tutto può essere normale o diverso.
Spero tu possa innamorarti delle differenze per riuscire a stare in armonia con l'universo.
E vivere rispettando la vita.
Libera.
Conta su di te. Io ci sono.
Cerca di fare quello che ti piace fare.
A me ad esempio piace guardarti, anche mentre dormi.
Dorme.
Sogni belli bambina.
lunedì 14 ottobre 2013
Giro girotondo...
Sono dati di fatto,
certezze,
consapevolezze,
realtà.
Ma sono in mezzo al girotondo
e tu le le vedi solo nel momento del "tutti giù per terra".
Il tempo restante sono nascoste da coloro che girano.
E girano, girano.
E cantano.
Tutti mano nella mano, per gioco.
"Giro girotondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra."
Parole di gran significato
non ci avevo mai pensato.
Non avevo mai capito il significato del "chi si ferma è perduto".
Chi esce dal girotondo è perduto.
E questo non significa che sia malato, povero, derelitto o moribondo.
E neppure disperato.
Semplicemente è perduto.
E questo non significa che si è perso e non lo vedrete più.
Semplicemente è perduto.
E questo non significa necessariamente che stia peggio di voi,
che non trovi mai quiete
o che siano a lui negati attimi di felicità.
Semplicemente è perduto.
Esce dal girotondo. Forse si è fatto male buttandosi per terra.
Forse è cascato il mondo. Forse è cascata la terra.
Forse si è stancato di girare in tondo.
Non gioca più con voi.
Forse fa il suo gioco.
Forse si è ritrovato.
"Chi si ferma è perduto ma forse si perde tanto chi non si ferma mai..."
certezze,
consapevolezze,
realtà.
Ma sono in mezzo al girotondo
e tu le le vedi solo nel momento del "tutti giù per terra".
Il tempo restante sono nascoste da coloro che girano.
E girano, girano.
E cantano.
Tutti mano nella mano, per gioco.
"Giro girotondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra."
Parole di gran significato
non ci avevo mai pensato.
Non avevo mai capito il significato del "chi si ferma è perduto".
Chi esce dal girotondo è perduto.
E questo non significa che sia malato, povero, derelitto o moribondo.
E neppure disperato.
Semplicemente è perduto.
E questo non significa che si è perso e non lo vedrete più.
Semplicemente è perduto.
E questo non significa necessariamente che stia peggio di voi,
che non trovi mai quiete
o che siano a lui negati attimi di felicità.
Semplicemente è perduto.
Esce dal girotondo. Forse si è fatto male buttandosi per terra.
Forse è cascato il mondo. Forse è cascata la terra.
Forse si è stancato di girare in tondo.
Non gioca più con voi.
Forse fa il suo gioco.
Forse si è ritrovato.
"Chi si ferma è perduto ma forse si perde tanto chi non si ferma mai..."
mercoledì 2 ottobre 2013
L'uomo che cammina
Non fa niente. Perde tempo.
Minuti, ore, giorni, mesi, anni.
E perde passi. Energie.
Avanti e indietro.
Ci sono cose che non fa perché conosce fin dall'inizio la fine. O crede di conoscerla.
Strade che evita perché sa, che una volta imboccate, portano in un unico luogo. O pensa di saperlo.
Ma per una "sconosciuta" attrazione continua a passarci davanti, a sbirciare, trattenendosi dal fare qualche passo in più. Nel timore sia un passo falso. Allora sta fermo. Fondamentalmente spaventato ma al tempo stesso speranzoso che possa arrivare da un momento all'altro un segnale a sbloccare il suo andirivieni. E a fargli imboccare la via.
Segnale che non coglierà.
Avanti e indietro.
Sbirciatina.
Avanti e indietro.
Il luogo in fondo alla strada rimarrà sempre il luogo migliore del mondo proprio perché non lo vedrà mai. Neppure da lontano. E continuerà a passare davanti a quella strada dimenticando l'esistenza di altre strade. Un avanti e indietro senza fine che non lo porterà in nessun luogo.
Ora immaginate un uomo che passa davanti alla stessa strada. Passa di fianco al nostro amico e si incammina verso quel luogo che, qualcuno immagina, sia il migliore del mondo. Non sapremo mai se è realmente così. Se l'uomo che cammina proseguirà, si fermerà o arriverà. Forse semplicemente ci abita da sempre in quella strada.
Ma il solo fatto di vederlo imboccare la via, scatena nell'uomo che sbircia uno strano sentimento, che gli procurerà pensieri malevoli nei confronti di un normale uomo che cammina e gli farà dire che il luogo in fondo alla strada è il luogo peggiore del mondo.
her.etico
Immagine: "L'uomo che cammina" di Alberto Giacometti
venerdì 20 settembre 2013
La ricerca dimenticata
Il violinista pazzo
Non fluì dalla strada del nord
né dalla via del sud
la sua musica selvaggia per la prima volta
nel villaggio quel giorno.
Egli apparve all' improvviso nel sentiero,
tutti uscirono ad ascoltarlo,
all' improvviso se ne andò, e invano
sperarono di rivederlo.
La sua strana musica infuse
in ogni cuore un desiderio di libertà.
Non era una melodia,
e neppure una non melodia.
In un luogo molto lontano,
in un luogo assai remoto,
costretti a vivere, essi
sentirono una risposta a questo suono.
Risposta a quel desiderio
che ognuno ha nel proprio seno,
il senso perduto che appartiene
alla ricerca dimenticata.
La sposa felice capì
d' essere malmaritata,
L' appassionato e contento amante
si stancò di amare ancora,
la fanciulla e il ragazzo furono felici
d' aver solo sognato,
i cuori solitari che erano tristi
si sentirono meno soli in qualche luogo.
In ogni anima sbocciava il fiore
che al tatto lascia polvere senza terra,
la prima ora dell' anima gemella,
quella parte che ci completa,
l' ombra che viene a benedire
dalle inespresse profondità lambite
la luminosa inquietudine
migliore del riposo.
Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente, si confuse
con il silenzio e il ricordo.
Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.
Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poiché la vita non è voluta,
ritorna nell' ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,
improvvisamente ciascuno ricorda
risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere
la melodia del violinista pazzo.
Fernando Pessoa
La ricerca dimenticata
Il paese si levò con un tremore. Tutti si chiesero da dove arrivasse tanta forza.
Il paese si levò con un tremore. Tutti si chiesero da dove arrivasse tanta forza.
Le persone uscirono di corsa dalle case e le strade si riempirono di vita che temeva la morte. La paura li accompagnò e la loro pelle divenne trasparente.
Era giunto un messaggero.
I messaggeri amano mascherarsi, per umiltà. Non amano mostrare le piume.
A volte prendono le sembianze di forze della natura e il loro messaggio arriva solo a chi lo vuole sentire.
Il messaggero arrivò e portò distruzione e dolore.
Caos.
Suo malgrado.
Non conosceva la terra degli uomini e i muri che essi avevano costruito.
Irruppe tra loro con tutta la sua energia e non fu accolto come un benevolo ospite, ma come un mostro. Un mostro che rubava sicurezza e ordine. Un mostro che rompeva la "roba" e faceva male. Un mostro che distruggeva e alimentava bisogni e desideri.
Non era bene.
Non pareva bene.
Si pensa, a volte, di sapere quale sia il nostro bene.
Si pensa, a volte, di sapere quale sia il nostro bene.
Dopo qualche giorno dall'arrivo del messaggero nel villaggio tutto era cambiato.
Gli abitanti vennero avvolti da un'inquietudine con la parvenza di eterno. Pareva avesse messo radici nel loro stomaco e che queste radici avessero ramificazioni in ogni remoto angolo del loro corpo.
Gli abitanti vennero avvolti da un'inquietudine con la parvenza di eterno. Pareva avesse messo radici nel loro stomaco e che queste radici avessero ramificazioni in ogni remoto angolo del loro corpo.
Le mura tanto amate si erano trasformate in pericoli e gli abitanti trovavano una misera pace solo all'esterno. Tra la terra e il cielo.
E fu tra la terra e il cielo che avvenne un piccolo miracolo. Alcune anime estinte che si erano allontanate si sentirono meno lontane.
Pareva che anche le mura di dentro fossero state colpite dalla forza dirompente del messaggero.
Si avvicinarono.
Si guardarono.
Si compresero.
Le radici dell'inquietudine si ritirarono di fronte alla potenza dell'avversario. Alla sua energia.
Si guardarono.
Si compresero.
Le radici dell'inquietudine si ritirarono di fronte alla potenza dell'avversario. Alla sua energia.
E allora tornò la quiete.
La quiete è generosa. Quando arriva, arriva dappertutto, per antagonismo con la sua opposta, non trascura neppure una piccola unghia di mignolo.
La quiete la senti nelle ossa mentre si rilassano. Fanno quasi male mentre si apprestano a stare bene. E sai che devi assaporarla tutta, perché essendo farfalla, potrà durare un'ora, un giorno, ma non tanto di più.
In quel momento di quiete le anime estinte si risvegliarono e si misero alla ricerca di significati. Li cercarono dappertutto; guardando il cielo e le pietre. Li trovarono affidandosi al loro sole, ascoltando altre anime e sorridendo.
Era facile; la giostra era ferma e il suo cigolio non confondeva il signore del silenzio.
Era facile; la giostra era ferma e il suo cigolio non confondeva il signore del silenzio.
Si sentirono come se avessero ripreso un cammino che avevano iniziano tempo addietro e perciò non si spaventarono nel vedere ciò che ancora non conoscevano. Curiose comprendevano.
Ma durante la comprensione, a poco a poco, ricominciò il cigolio.
Creò confusione.
La suscettibile quiete, offesa, se ne andò.
Creò confusione.
La suscettibile quiete, offesa, se ne andò.
Lentamente le anime estinte ricominciarono a nascondersi nei loro scrigni per non sentire il rumore della finzione, timorose di contaminazione.
Costrette a seguire il cigolio della giostra si persero di nuovo. Ma con qualche nozione di percorso e di orientamento in più. Tornò l'inquietudine, ma la sua prepotenza non trovò lamento e imparò a stare al suo posto e al suo tempo.
Le anime sapevano che non sarebbe più accaduto. Che la ricerca non sarebbe più caduta nel vuoto del non ricordo, dimenticata, ma che l'avrebbero solamente celata. Per permetterle di sopravvivere.
Lo compresero e mentre pagavano il biglietto, si scambiarono un complice sguardo e sorrisero beffarde alla giostra, sempre più cigolante, sempre più obsoleta.
sabato 7 settembre 2013
Fiducia
Questo è il primo post di una nuova etichetta di her.etico: Parole
Guardava incerta e curiosa, come si guarda da un buco della serratura. S'intravedeva ben poco dal piccolo spazio di vetro che rimaneva nitido.
Fuori era freddo. Dentro era caldo.
Dentro era freddo.
Dentro e fuori di lei era tutto freddo.
Non capì mai come riuscì ad entrare nella bottega quel giorno. Per ore ed ore era rimasta fuori a guardare, aspettando chissà quale segnale la spingesse a varcare quella soglia.
Anche quel giorno non arrivò nessun segnale. Ma entrò.
Non ci è dato sapere il perché, in certi momenti, azioni che ci sembrano impossibili, improvvisamente diventano semplici.
Semplicemente quel giorno entrò.
Ad accoglierla neppure una voce. Solo silenzio e sguardo.
Sguardo che si alza da una pagina per guardarla.
Un cenno di sorriso. Un tacito invito a parlare.
"Buongiorno"- disse lei con un filo di voce.
Sguardo che si abbassa per non guardare. E vede i suoi piedi. Che pestano il pavimento.
"Buongiorno a lei signorina" - disse la voce. - "Come posso esserle utile?"
Non controllava più i piedi ma parlò:
"Io mi chiedevo, che cosa vendete in questo posto? Non riesco a vedere niente da fuori. Non vedo nessun prodotto."
Il sorriso di fronte a lei si allargò e lo sguardo divenne tenerezza.
"Venga signorina, si avvicini a me. Non abbia timore."
In quell'istante un suono di ambulanza le fece frullare la testa. La girò da una parte all'altra, quasi volesse assicurarsi che il suono assordante venisse da fuori. E non da dentro.
"C'è un ospedale vicino?
Non potrei mai vivere vicino ad un ospedale. Il suono dell'ambulanza mi entra dentro. Mi sembra di continuare a sentirlo per minuti, a volte ore. Ci rimane a lungo dentro le mie orecchie, dentro la mia testa. Non riesco a togliermelo di dosso fino a che non lo sostituisco con musica. Musica pesante. Musica assordante. Più forte di quella dell'ambulanza.
Quando ero piccola mi spaventava tanto. Pensavo sempre che all'interno ci potessero essere mamma o papà. O i miei fratelli. Feriti. Morti. Crescendo ho iniziato a fare telefonate. Ogni volta che passava l'ambulanza telefonavo a tutti.
Non mi chieda il perchè. Non credo ci sia un perchè. Forse è solo timore di perdita. O di dolore. Dolore sulle altre persone.
Io ho tanto timore di perdita. Tanto timore di dolore.
Pensi che ho tanto timore che, per timore, mi temo.
Temo di fare cose che possano arrecare dolore a qualcuno. E per timore di arrecare dolore a qualcuno non mi muovo, non faccio nulla. Vivo una vita immobile.
Ma da qualche tempo le mie gambe hanno iniziato a muoversi. Non le controllo più. Si muovono da sole.
Pestano. Pestano. Pestano.
Non so perchè sono entrata in questo posto. Devo andare ora. Non so perchè le ho raccontato queste cose. Le chiedo scusa. Ora devo andare."
E si avvicinò alla porta.
"Si fermi, la prego!" la voce divenne corpo e una mano le prese una mano.
Intorno a lei tutto era polvere. Non si capacitava del fatto di essere in quella strana bottega, con quello strano personaggio che la tratteneva. Tenendola per mano.
Provò a sentirsi. Non aveva paura.
Lo strano personaggio parlò: "Io credo che le sue gambe e i suoi piedi abbiano tanto bisogno di correre. Credo che siano stanchi e arrabbiati. Molto arrabbiati."
"Sono arrabbiati anche loro con me?"
"No."- le disse lui con tenero sguardo - "Non con te piccola anima addormentata."
Le lasciò dolcemente la mano e si avvicinò ad una cassettiera. Con sforzo aprì un cassetto indurito dagli anni e cercò. La sua mano uscì dal cassetto portando un minuscolo cofanetto.
Tornò a lei e le disse quasi sussurrando:
"Questa è la tua parola, FIDUCIA"
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