mercoledì 26 giugno 2013

In lontananza

L'adolescente è a Malta. A "studiare" l'inglese.
Si è anche ammalato.
Tonsillite.
Antibiotico.
Tutto sotto controllo.
Bello sentirlo al telefono. Con quella voglia di ascoltarlo che è tipico della lontananza. Lui è più calmo, gentile.
Cavolo! Ci vogliamo un sacco di bene quando siamo lontani. Andiamo così d'accordo.
Ho sempre sostenuto che i figli devono andarsene di casa presto. Credo sia fondamentale che non aspettino troppo ad occuparsi della propria vita.

Ma dove lo manderò mai questo ragazzo ad occuparsi della propria vita?
Qua non so se potrà farlo bene.
Oggi pensavo che ormai ci occupiamo della nostra vita nel seguente modo:

- Quelli che vivono ancora nel loro mondo e vedono i problemi altrui in lontananza. Pensano che gli altri abbiano tutti delle storie. Che siano tutti dei mentecatti e che non sappiano cogliere le occasioni come sanno fare loro.
Vi prego. Illuminateci sul segreto del vostro successo.
(Sono esclusi però i figli di papà, i possidenti o i contratti matrimoniali aziendali.)

- Quelli fortunati che lavorano. Fortunati ma, visto che le vacche grasse sono molto dimagrite, costoro si fanno in genere un mazzo pazzesco. Ore e ore di lavoro che non sempre è ben retribuito. Per farla breve questi non vivono. Non hanno tempo per occuparsene. Vedono la vita in lontananza.

- Quelli che hanno fatto buone scelte in passato. Sono stati forse lungimiranti. (Anche se pare siano quelli che si ammalano di più.)

- Quelli che fanno un lavoro che gli procura nausea ogni mattina ma se lo devono tenere stretto. Tentano di occuparsi della vita nei ritagli di tempo. Per sopravvivere.

- Quelli in cassa...(ormai la chiamiamo confidenzialmente così.)

- Quelli che dicono che lavorano....per darsi un tono.

- Quelli che saltellano da un contratto all'altro. Anime in pena. Chiamateli come volete ma sono anime in pena. Con il calendario sempre in agguato che qualche giorno prima della scadenza del contratto assume le sembianze di un fantasma. Gli unici mesi tranquilli è quando vedono quella data in lontananza.

- Quelli che il contratto è già scaduto.

- Quelli che a 50 anni si trovano senza lavoro. E magari avevano pure un buon lavoro. E dopo qualche tempo non sanno più dove sbattere la testa. E li immagino davanti ai loro figli, già grandi.
Non puoi guardarli negli occhi. Fa male.

- Quelle che sono state licenziate e oltre ad avere più di 45 anni sono donne. E magari svolgevano mansioni che ormai sono obsolete. E devono ricominciare tutto da capo.
E sarebbe bellissimo farlo se ci fossero più opportunità. A loro dico: "Sarà bellissimo comunque". Anche se forse è una piccola bugia.

- Quelli che hanno i debiti. E credo che sia brutta.

- Quelli che un lavoro non lo cercano neppure più.

- Poi vabbè....quelli che un lavoro non l'hanno mai cercato.

Credo che l'adolescente possa aspettare.

her etico pessimista questa sera?
Non più di tanto. Al momento c'è ancora un sacco di gente che produce reddito.
Oggi si parlava di lavoro e questo è solo quello che mi pare di vedere nel mio micromondo, in lontananza. 

E per la prima volta nella storia gli anziani dissero: Non continuare gli studi figliolo che troverai lavoro più facilmente. Andrà tutto bene.
In lontananza. ;-)
her etico






"Toglietemi tutto ma non le mie illusioni." - dissi quella volta.

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