venerdì 11 gennaio 2013

Parole parole parole

"Mi piace dire. Anzi meglio, mi piace parolare. Le parole sono per me corpi tattili, sirene visibili, sensualità incorporate. Forse perchè la sensualità reale non ha per me un interesse di nessun tipo - tanto meno mentale o onirico - il desiderio mi si è trasferito in ciò che in me crea ritmi verbali o li ascolta da altri."
Fernando Pessoa






Ieri sera ero fuori a cena.
Non ho guardato la tv.
Forse non l'avrei guardata comunque.
Non la guardo da mesi. Solo film. E non lo scrivo per vantarmene o per fare l'intellettuale.
Non ci sono programmi che mi interessano molto e abbiamo un solo televisore. Spesso sono i ragazzi a scegliere cosa guardare. E comunque non mi avrebbero convinto Santoro e Travaglio a votare Berlusconi. Anche se pare ce l'abbiano messa tutta. Non lo voto perchè ha dei brutti capelli.
Sto cercando ora, per curiosità, qualche spezzone di Servizio Pubblico.
E leggo i post su Facebook.
I tweet su Twitter.
E penso che sia proprio vero che ognuno vede ciò che vuol vedere e sente ciò che vuol sentire.


In questi giorni, nei quali tutti i nostri salvatori, sbarcano su Twitter per la campagna elettorale, mi sto ponendo alcune domande.
Poche a dir la verità.
Poche inutili scontate domande...

La prima è:
Perché i mezzi di comunicazione finiscono sempre per diventare mezzi di persuasione?

La seconda è:
Ma non si starà abusando troppo della parola perché sono finiti tutti i fatti e son rimasti solo i misfatti?

La terza è:
Ma che capelli ha Silvio Berlusconi?

La risposta alla terza domanda è semplice.
Me la fornisce casualmente una scatola di Lego della Gege che ho visto stamattina nella sua cameretta.
Berlusconi ha i capelli degli omini Lego.

La risposta alla seconda domanda è ovvia.
Ci sommergono di parole. Da sempre ma ora più che mai.
Perché ora l'orientamento è davvero perso.
Si respira la perdita dell'orientamento.
Vertigini.
Attacchi di panico di fronte alle telecamere.
La bussola forse è caduta dalle tasche, in qualche studio televisivo.
O nel camerino mentre si affidava la luminosità della maschera alle mani della truccatrice.
Il trucco ormai è fondamentale. Il trucco sulla faccia e il trucco sulle parole.

La risposta alla terza domanda è SI.
Risposta ovvia pure questa.
Ogni mezzo di comunicazione diventa anche mezzo di persuasione. Poiché la parola stessa è anche, da sempre, mezzo di persuasione. E poco importa se dietro alle parole c'è un paroliere, un giocoliere o un illusionista. Ciò che importa è chi sta davanti.
Chi le ascolta.
L'oggetto da persuadere.
Più l'oggetto da persuadere è "fragile" e più l'illusionista potrà agire indisturbato. Senza neppure sbattersi troppo nel creare nuove illusioni.

L'illusione è passata negli anni attraverso ogni mezzo di comunicazione.
Ed è un peccato!
Si, davvero un'occasione perduta. Perché questi mezzi potevano invece essere utilizzati per rendere tutti più consapevoli. Meno vulnerabili di fronte agli illusionisti.


Comunque, tornando a noi...
volevo arrivare a parlare di un'altra cosa. (Poi mi perdo...)

Se Twitter si sposa con la campagna elettorale.
Col Vaticano.
Con l'idea di persuasione in genere.
Che senso ha?
Cioè, queste sono robe grosse. Io penso che non si possa twittare la religione. Ma non perché non si può, ma perché devi avere un dono della sintesi pazzesco per poterlo fare.
Non si può twittare un programma di governo.
Perché è questo che interessa a noi vero?
Il programma! O no?

Non si può twittare per persuadere le menti.
Perché?
Perché non è....etico.

Io penso, con tutti i miei limiti in materia di comunicazione, che in questi posti che si chiamano social network, si debba fare altro.
Che si possa comunicare, scherzare, giocare, informare, discutere (con rispetto), commerciare, come in una grande comunità
Ma se nella comunità arrivano illusionisti che distolgono dalla comunicazione e che hanno l'unico scopo di persuadere a me non piace.

E penso anche un'altra cosa.
Che dobbiamo ricordarci più spesso che siamo umani.
Non dimenticare che siamo umani.
Fatti di ciccia, di pelle, di odori e di sapori. Difettosi e imperfetti.

E che uno può dire le più belle parole del mondo, ma è l'energia che passa attraverso di esse a fare la differenza.
Quella è una cosa che non si legge.
Si sente.
Per questo dietro ogni tweet dovrebbe esserci una persona. E non un team di parolai che decide a tavolino cosa twitterà il signor X domani.

 E...
...un'altra cosa.
Non escludiamo mai di poterci trovare un giorno intorno a un tavolo. A chiacchierare.
Con le nostre espressioni che animano il viso. I nostri gesti. La voce. Il suono delle parole. Gli accenti.
Le risate vere.
Le discussioni (che se fatte guardandosi negli occhi forse fanno anche meno male).
Il nostro sapore e il nostro odore.

Ipotizziamolo almeno.
Credo che ne guadagneremmo in qualità della comunicazione e in rispetto.

Tutto forse avrebbe più senso.
Forse. Secondo me.
Un caduto nella trappola della palestra    her.etico

«A Cloe, grande città, le persone che passano per le vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose l'uno dell'altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s'incrociano per un secondo e poi si sfuggono, cercano altri sguardi, non si fermano».
Italo Calvino, “Le città invisibili”


Ma come si può mettere in un post Pessoa, l'omino Lego, Calvino, Mina, Alberto Lupo e Berlusconi? Tutti insieme. Solo l'her etico...
...però se ci pensate bene...tutto torna.
Urge il corso di web marketing. Poi scriverò la her Agenda.

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Questo sorriso si chiama Eleonora. Ha 19 anni. E sta facendo un viaggio speciale. Sola. La Ele la conosco da tempo perché ...