mercoledì 6 luglio 2011

Gli invisibili della stireria di Attilio

Ogni volta che vado nella stireria di Attillio, non posso fare a meno di osservare i suoi operai.

 Alle presse, nascosti dal vapore, che, negli anni 70' e 80', pare abbia compromesso le ovaie di molte donne, solo uomini, indiani, con spessi grembiuli in plastica che proteggono i loro genitali.
 Caldo, vapore, pelo di maglia che ti entra nel naso.

Chinate sulle macchine da cucire, due donne, indiane, colorate, come sui tavoloni del "ripasso e imbusto". Donne che con minuziosa attenzione controllano la qualità dei capi, cercano minuscoli difetti.
Luglio, caldo, pelo di angora che ti entra nel naso.

Mestieri che facevano tempo fa migliaia di donne italiane, gratificate, orgogliose.
Chi, almeno dalle mie parti, non ha avuto la mamma o la zia che ha lavorato in un laboratorio tessile o in una stireria?
 Ricordo l'OBC, era nel Polo industriale del mio paese. Riesco ancora ad immaginarle le operaie, fiere, ben pettinate, con la gonna, sulla loro Graziella, donne moderne a quei tempi.

Ieri ho preso coraggio, ho "intervistato" Attilio.

"Attilio, ma com'è che non hai neppure un operaio italiano?"

Lui mi ha risposto con il suo accento, identico a quello di Tonino Di Pietro.
" Ma perchè, tu pensi che qualche italiano venga  a chiedermi di lavorare qui.
Questo è un mestiere che, da noi, gli uomini non l'hanno mai fatto, era da donne.
Ora non lo vogliono più fare neppure le donne.
Il fatto è uno solo, questi hanno più bisogno, si adattano, si accontentano dello stipendio.
Hanno un tenore di vita che è un quarto del nostro, mica si devono fare le vacanze."

Gli ho chiesto se questi ragazzi avevamo mogli, figli.

"Certo! -mi ha risposto- Sono giovani, ma hanno tutti famiglia. Sono come eravamo noi tanti anni fa. Non portano via il lavoro a nessuno e sono pure bravi. Se non ci fossero loro io dovrei chiudere.

Uscendo li ho guardati e ho provato ad immaginare davanti a quelle presse un ragazzo italiano, ho provato ad immaginare mio figlio, tra qualche anno e...no, non ce l'ho fatta.
Non sono più mestieri per noi. Giusto o sbagliato che sia.

Sei anni fa ho dato un esame, come privatista, insieme alle ragazze dell'IPI moda, l'istituto professionale che forma i futuri tecnici del settore tessile-abbigliamento.
Qualche italiana, arabe, indiane e cinesi.
Ho chiaccherato con una professoressa. Mi ha spiegato che:
"Ormai, le italiane iscritte sono poche e in media hanno scarso rendimento. A parte qualche eccezione, vengono quelle che non hanno tanta voglia di studiare.
Le indiane, sono le più appassionate, in particolare per quanto riguarda lo styling.
Le cinesi sono eccelenti a livello tecnico."
Tra qualche anno credo si faticherà a trovare tecnici dell'abbigliamento italiani e in particolare addetti alla maglieria. Il mondo cambia, velocemente, ma fatichiamo a renderci conto che siamo cambiati anche noi, tanto, e continuiamo ad illuderci di non avere nessuna responsabilità.
Giusto o sbagliato che sia.

Nessun commento:

Posta un commento

La Ele

Questo sorriso si chiama Eleonora. Ha 19 anni. E sta facendo un viaggio speciale. Sola. La Ele la conosco da tempo perché ...