mercoledì 23 marzo 2011

ETICA E SPERANZA

In questi giorni her-etico è demotivato.
Non so se sia la guerra.
Non so se sia la primavera, che ti fa venir voglia di aria pura. (è domani che passa la nube?)
E' un pò come quando a Gennaio, piena di buoni propositi, mi metto a segnare tutte le spese, anche i caffè, sul quaderno. Regolarmente, nel giro di 3 mesi, dopo assicurazione, rate mutuo, luce, gas, mense scuola, varie ed eventuali, perdo la speranza del risparmio. Metto il quaderno nel cassetto e torno nei meandri del relativismo economico.

STO PERDENDO LA SPERANZA?
Sto tornando nei meandri del relativismo etico.

Questo blog è nato, in particolare, grazie a tre persone.
A me.
All' "uomo con la valigia" che, al ritorno dal nord Europa, mi ha detto tra il serio e il faceto: "Siamo un paese senza speranza, io vi porto via da qui."
A una delle mie cinque dita, l'unica persona che ha condiviso con me quella fiaccola che mi ha fatto dire: "Basta, dobbiamo fare qualcosa".
Si, ma cosa? Con un lavoro, tre bambinii, il soffritto e le lavatrici.
Poi una sera, un pò per caso, è nato her-etico.
Quando è nato pensavo davvero potesse cambiare qualcosa. E volevo ingenuamente contribuire.
Non mi rendevo conto di quanto tutto scorre in fretta, passa, per lasciare posto ad altro. Come su facebook.
Poi sono successe cose, lontane e vicine, veramente "oltre". Stand by.

her-etico blog: esperienza personale eccellente e arricchente. Sfogo personale, che non fa mai male. Piacevoli commentatori. Soddisfazione nel visionare le statistiche. E poi?

Sono ingabbiato in una rete, una rete dove chi dedica un po' del suo tempo alla lettura dei miei banali post, un'etica bene o male ce l'ha già.
Ma fuori cosa cambia? Chi si sposta dalle sue idee o ideologie? O dalle sue abitudini comportamentali?
E con quale presunzione mi metto ad osservare la società? Con quale autorevolezza mi metto a scrivere di etica? Io, che ho fatto le professionali.

Forse davvero l'individualismo è un toccasana per la "sopravvivenza", diciamo almeno per la spensieratezza.
Forse dovrei smetterla di avvelenarmi con letture, varie ed eventuali, che mi impongono una consapevolezza continua del "degrado" umano e andarmi a fare una lampada, che sembro un cencio.
In fin dei conti, quando il mio frigo è vuoto vado al supermercato, ai miei figli riesco a garantire quello che la scuola non offre, ho un lavoro, precario ma non troppo, e se mio marito non scappa con una Pippi Calzelunghe...
Questo è cinismo?

QUANDO VIENE MENO LA SPERANZA PERDE SENSO ANCHE L'ETICA?

Vorrei porre questa domanda sia nel senso del "crollo delle aspettative", della perdita di senso della "lotta", sia nel senso più drammatico e cioè:

IL DISPERATO E' IL PIU' INDIVIDUALISTA PERCHE' LA SUA SOPRAVVIVENZA DIVENTA PIU' IMPORTANTE DI OGNI ALTRA COSA?


E in merito a quest'ultima domanda aggiungo:

SOLO UNA SOCIETA' EQUA PUO' RESPIRARE UN'ETICA COMUNE?

Una risposta ce l'ho già. Me l'ha data un amico poeta, qualche tempo fa.

"Credo che la speranza non si possa perdere.
Ma l'etica la si può dimenticare.
In ragione della sopravvivenza.
Non è una cosa giusta, non è una cosa sbagliata
o forse è entrambe le cose, dipende dagli occhi che la guardano."
                                                                            Pictor Soares

2 commenti:

  1. 1) E con quale presunzione mi metto ad osservare la società?

    Con la presunzione di aver voglia di farlo, perchè chi è che lo fa? L'ISTAT?

    2)Con quale autorevolezza mi metto a scrivere di etica? Io, che ho fatto le professionali.

    Hai sempre l'autorevolezza di chi VEDE, di chi osserva e vuole cercare di cambiare le cose. (tra parentesi: tutti gli ingegneri che ho conosciuto l'etica l'hanno buttata nel cesso.)

    3)Forse davvero l'individualismo è un toccasana per la "sopravvivenza", diciamo almeno per la spensieratezza.

    E' un toccasana, certo... non è una soluzione. E' qualcosa a cui ricorrere quando ce n'è bisogno, non nego di abusarne, perchè sto sempre troppo male quando guardo fuori dal mio orticello.

    4)Forse dovrei smetterla di avvelenarmi con letture, varie ed eventuali, che mi impongono una consapevolezza continua del "degrado" umano e andarmi a fare una lampada, che sembro un cencio.

    Quante volte ci penso... a volte rimpiango persino i miei miseri studi superiori, che mi hanno aperto gli occhi su tante, troppe cose. Beata ignoranza, sì, ma è l'ignoranza che ci ha ridotti così, che ha ridotto così la gente e l'Italia.
    Per la lampada, gusti personali, trovo che l'abbronzatura stia bene solo a chi ha la fortuna di essere stato al mare, ma mio fratello se le fa regolarmente e non penso sia uno stronzo solo per questo :)

    5)In fin dei conti, quando il mio frigo è vuoto vado al supermercato, ai miei figli riesco a garantire quello che la scuola non offre, ho un lavoro, precario ma non troppo, e se mio marito non scappa con una Pippi Calzelunghe...
    Questo è cinismo?

    Cinismo? Può essere. Giustificato? Sicuramente.

    QUANDO VIENE MENO LA SPERANZA PERDE SENSO ANCHE L'ETICA?

    Non lo so. E' una domanda troppo grande. Ma penso che se viene meno la speranza, l'etica diventi ancora più importante.
    Penso ai disperati africani, ad esempio. Nel senso di persone che vivono in condizioni altamente al di sotto della soglia di povertà, persone che non hanno l'acqua. I cui figli muoiono.
    Ovviamente non so come sia davvero, ma quando vedo quelle persone nei documentari, penso che loro abbiano un sacco di etica. E onestamente persone più disperate non mi vengono in mente. Persino qui i senzatetto hanno più di loro.
    Hanno dei vestiti, in qualche modo.
    Quando la speranza sembra essere andata a putt*** l'etica è l'unica cosa che rimane.
    Io non so se riesco ancora a sperare. Non ci penso quasi mai, perchè poi mi si scatena rabbia, delusione, senso di impotenza e mi deprimo.
    Però so che leggerti mi aiuta.
    Mi fa uscire dal mio orticello, quando ci risprofondo.
    Anche se non spero, o forse spero che mi succeda la stessa cosa che ti ha suggerito "l'uomo con la valigia", cioè che mi vengano a prendere e mi portino via, per andare in un posto "con un pò di speranza".
    Ho fatto un gran casino e ho perso il senso di quello che volevo comunicarti, ma alla fine è "NON SMETTERE".
    Ali

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  2. > Chiunque di noi può perdere tutto in un attimo.
    > Tutto: la famiglia, l’amore, la casa, il lavoro. La vita.
    > Basta che arrivi un terremoto. O uno tsunami. O che una
    > centrale nucleare vada in tilt.
    > O che accadano mille altre cose che ci possono spazzare via
    > in un attimo. Noi. Il nostro mondo. Le nostre false certezze.
    > Oggi siamo sani. Domani chissà.
    > Se conduciamo una vita sana, senza vizi e con animo lieto,
    > è meno probabile che ci capiti qualcosa.
    > Ma potrebbe capitarci.
    > Oggi abbiamo un lavoro. Domani chissà.
    > Se lavoriamo con impegno e serietà non dovremmo perderlo
    > tanto facilmente.
    > Ma non ci puoi mettere la mano sul fuoco.
    > Oggi abbiamo degli amici. Una famiglia. Un amore. Domani
    > chissà.
    > Se coltiviamo i nostri affetti è presumibile che ci restino
    > accanto per tutta la vita.
    > Ma non mi azzarderei a scommetterci.
    > C’è chi mette al centro della sua vita il proprio lavoro.
    > Sbaglia.
    > C’è chi ci mette i soldi. Sbaglia.
    > C’è chi ci mette il prestigio sociale. Sbaglia.
    > Tutte queste cose si possono perdere in un attimo.
    > E se hai investito tutto su un elemento così volatile
    > finisci in bancarotta.
    > Al centro della tua vita ci devi essere tu. Con i tuoi valori.
    > Tu sei l’unica persona di cui puoi essere (abbastanza)
    > sicura: perché a volte ci meravigliamo di noi stessi. Dei
    > nostri comportamenti. Delle nostre reazioni. Scopriamo in
    > noi cose che non sapevamo esistessero. Scandagliamo gli
    > abissi della nostra anima e ci troviamo mostri.
    > Al centro del tuo amore ci devi essere tu. Devi amarti per
    > amare. E per trovare amore. Perché non puoi dare ciò che non
    > hai.
    > Se tu ti ami puoi affrontare gli altri, la vita, le sfide
    > della vita con lo spirito giusto. Con il cuore sereno e i
    > nervi saldi.
    > Non è egoismo.
    > È altruismo.
    > Ed è realismo.
    > È l’unica ricetta per dare e ricevere quel po’ di felicità
    > che a noi esseri umani è consentito avere in questa vita.

    me lo ha spedito un'amica, un'altra amica ha detto che poteva essere interessante...quasi da blog!!ed eccolo qua da condividere con voi Simona

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La Ele

Questo sorriso si chiama Eleonora. Ha 19 anni. E sta facendo un viaggio speciale. Sola. La Ele la conosco da tempo perché ...